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Le parole della libertà umana e la loro raccolta divina nel mosaico

Il mosaicosmo di Tommaso Romano

 

Le parole della libertà umana

e la loro raccolta divina nel mosaico

 

di Piero Vassallo

 

In una smagliante pagina degli esercizi spirituali tenuti ad Assisi, il cardinale Giuseppe Siri ha dimostrato che tutto quello che reputiamo nostro lo abbiamo ricevuto da altri.

Questa verità s’impone specialmente agli uomini di cultura, obbligandoli a contrastare le angeliche chimere – da Maria Adelaide Raschini dette ultracogitazioni - dei cartesiani e degli idealisti, che istigano a disprezzare l’esperienza e a vantare la creatività del vuoto pensiero.

La conoscenza, invece, è un abito tagliato nella stoffa delle verità contemplate da quei pensatori divinamente ispirati, che hanno bussato con umiltà alla porta del mondo reale, cioè alla fonte di tutte le  nozioni che l’umana ragione può elaborare.

Tommaso Romano, prima che raffinato scrittore e straordinario organizzatore culturale, è uomo obbediente all’insaziabile e mai mondana curiosità, all’edificante passione che, nella precoce adolescenza, gli fu comunicata dagli intemperanti futuristi oltre che dal sulfureo Evola e dal fumoso Guénon.

Oggi egli dichiara orgogliosamente la fedeltà alla lezione tomista degli inattuali e  censurati Cornelio Fabro e Antonio Livi. E con la loro solida saggezza si tiene lontano dalla superbia incubante nei sogni della ragione assoluta.

Nei dialoghi con Patrizia Allotta e Luca Tumminello (cfr. l’affascinante “Essere nel mosaicosmo”, Thule – Spiritualità e letteratura, Palermo 2009) Tommaso Romano elenca le sterminate letture che hanno nutrito il suo pensiero, rendendolo immune dall’autismo filosofico sempre in agguato.

Ora mosaicosmo, è un neologismo coniato da Tommaso Romano per significare il concerto delle verità nascoste negli squadernati pensieri dell’umanità, cioè “rappresentazione corale del concerto degli spiriti, di tutti gli spiriti, di tutti gli spiriti nessuno escluso, che con gradazioni e intensità diverse collaborano a formare la catena che non si spezza tra vita e oltre vita … la vita di ogni uomo va intesa come scheggia, frammento, una tessera del grande mosaico che diviene nel suo farsi e che, comunque, non è mai avulsa dal contesto e quindi né dalla vita reale né dalla vita di relazione”.

La novità introdotta da Tommaso Romano consiste in un’audace e geniale applicazione alla storiografia filosofica della scienza nuova vichiana – la scienza secondo cui “egli è questo mondo senza dubbio uscito da una mente spesso diversa ed alle volte tutta contraria e sempre superiore ad essi fini particolari ch’essi uomini si avevan proposti”.

Nelle pagine di Tommaso Romano, dettate da un’alta stima della dignità umana, il mosaicosmo appare come la copia terrestre della verità rivelata dal cielo, un’ideale, armoniosa antologia di frammenti ritagliati con intelletto d’amore (ecco un segno della fedeltà all’insegnamento di Attilio Mordini) dalle diverse e talora contrarie pagine dell’immensa biblioteca filosofica e letteraria.

L’architrave della costruzione di Romano è la fede in Cristo: “Per me l’incontro con Cristo è stato per molti versi sconvolgente, e quotidianamente lo è ancora oggi volendo aderire al suo messaggio che ogni giorno richiede verifica. Infatti, nell’arco della nostra esistenza nulla è scontato e ogni momento appare come una sorta di traditio e renovatio insieme. … Gesù nell’Incarnazione diventa nella sua umana e divina pienezza, una pietra di paragone, una pietra di scandalo e di confronto. Ma per questo anche di salvezza ”.

Nel mosaico composto secondo le misteriose leggi della concordia discors, le luci albeggianti di Seneca Marco Aurelio, Gabriele D’Annunzio, Ezra Pound, Mircea Eliade, Ernst Jünger, sono sapientemente associate alle luci del meriggio cristiano, Tommaso, Agostino, Dante, Petrarca, Vico, Kierkegaard. Edith Stein, Fabro.

Nel disegno c’è posto anche per i maestri e gli amici frequentati dall’autore: Giuseppe Maria Sciacca, Filippo Pugliesi, Giulio Bonafede, Giuseppe Petralia, Attilio Mordini, Francisco Elias de Tejada, Silvano Panunzio, Mario Attilio Levi, Augusto Del Noce, Francesco Grisi, Francesco Mercadante, Giulio Palumbo, Pietro Mirabile, Marcello Veneziani.

Quasi componendo un trattato sull’uso cristiano (e umanistico) dei concetti elaborati da pensatori lontani, Tommaso Romano applica fedelmente l’esortazione di Cornelio Fabro ad “assumere dall’affascinante avventura del pensiero moderno, l’istanza della radicalità”.

L’avventura cristiana di Romano, infatti, procede tra la verità intollerantissima e la carità tollerantissima. E associa, costi quel che costi, lo stupore di fronte all’ingegno umano all’intransigente amore per la verità indeclinabile. Di qui l’intrepida sfida all’immanentismo moderno: “La valutazione dell’unicità e irripetibilità dell’uomo non può che andare di pari passo con la messa in discussione dell’antropocentrismo, che apre la modernità con Cartesio e Diderot, che rinuncia all’ipotesi di Dio, all’alterità, a ciò che Virgilio, nelle Georgiche definisce «Felix qui potuit rerum conoscere causas».  … Bisogna partire dalla classiche domande chi sono, da dove vengo, dove vado”.

La teoria del mosaicosmo, in definitiva, è una felice alternativa al relativismo soggiacente alle acrobatiche dottrine dell’et … et…: dimostra, infatti, che alla pietà è possibile viaggiare attraverso i genî del mondo moderno senza nulla concedere ai princìpi della confusione babilonese.