Mosaicosmo di Marcello Scurria
di
Essere nel Mosaicosmo, dialoghi con Maria Patrizia Allotta e
Oggi parliamo di «Essere nel mosaicosmo». Che significa, essere nel neologismo «mosaicosmo», un encausto in fieri, simbolico mosaico vitalista in movimento perpetuo, «attivo dentro», cioè espansione intellettuale e spirituale da condividere e fare interagire con altri «mosaicosmi» e cosmi. «Nel mosaicosmo», Tommaso Romano c’è già. Il suo cosmo è un già un mosaico completo di vita vissuta da poeta, professore, critico letterario, talent-scout, intellettuale, conferenziere, filosofo, uomo politico, maestro spirituale e padre di famiglia, che tuttavia, continua inarrestabile a produrre tessere da incastonare. E insieme capiremo perché.
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«Mosaicosmo» è subito sinonimo di sintesi. Deriva dalla sincrasi delle parole mosaico e cosmo per il neologismo nato dall’apocope della parola mosai-co. Dunque, un cosmo tratto da due singolarità che concorrono a formare il «mosaicosmo». Dal punto di vista figurato, un cosmo comminuto come un puzzle, e ricombinato nel «mosaico» fatto di momenti illuminanti, frammenti d’esperienza e prerogative professionali facenti parte di una molto più grande dinamica esistenziale. Allegoricamente, un mosaico completo, rappresentativo di vita, morte e miracoli.. Metaforicamente, tutte le tessere innestate a formare l’unica enciclopedia, l’unica cosmogonia riferibile al professore
«Essere nel mosaicosmo» {[(di un possibile sistema solare)]} è dove risolve il puzzle esistenziale che compone il pianeta all’incastro, i cui i confini delle terre emerse sono a poco a poco sempre più evidenti, scolpiti sia dall’immanenza di secondi illuminanti, che dalle paturnie di giorni, sia dalle contemplazioni estetiche, che dalle elaborazione di pensieri altri da approvare, partecipare o confutare.
Dice Tommaso Romano: «Noi costruiamo la nostra tessera – infinitesima se vogliamo – rispetto alla storia del mondo, però
Un concetto ancora astratto, che Maria Patrizia Allotta vuole chiarire: «Dunque, ciò che non è Dio e non è uomo, è cosmo.»
E’ meglio insistere per intenderci meglio: «essere nel mosaicosmo» significa vivere il proprio pensiero ed essere una coscienza viva guidata dallo spirito, dal senso della fede, dalla fiducia nella cultura, dalla forza delle idee e dal senso che ciascuno di noi sa dare alle cose. Però, attenzione, a non esondare in deliri d’onnipotenza. L’uomo - «mosaicosmico» è facitore della propria realtà; un’immanenza pregna di pensiero, di ideali, di vita vissuta nel modo più consono a non farsela scorrere addosso. In questo senso, «mosaicosmo» vuol dire realizzare sé; ed «essere nei mosaicosmi», quindi, significa essere una società, naturalmente pacifica e felice, perché realizzata, di qualità, capace di autodeterminarsi e di evolversi costantemente in arcadia.
Questo è il messaggio principale. E durante l’intervista, l’uomo
Leggendo i dialoghi, è subito chiaro che il «mosaicosmo» è una meta che dura tutta
Il «mosaicosmo» è segnato dal pensiero forte, consapevole dell’io e delle motivazioni che inducono all’autostima. Pensiero attante, non meramente passivo o vittima dello sciacallaggio mediatico; un fare libero da superstizioni, superficialità e ignoranza. Principi che privilegiano scelte; che delineano logiche; che si affidano a paradigmi umanistici; criteri formativi delle determinazioni. Questioni e problematiche incanalate nel sé, espressioni del libero convincimento, frutto di riflessione, studio e ricerca. Insomma, momenti maturi. Ovvero la maturità. (pausa) ...Che non si comprende di avere raggiunto, se insieme alla capacità di autodeterminarsi, non regna anche il senso non egoistico di soddisfacimento dell’io, l’altruismo spontaneo tipico del «mosaicosmo» che precede il pianeta di un probabile sistema solare o cosmico.
Dice
La ricerca della conoscenza continua con la conquista di spazi - tempi sempre più altri, sempre più «cosmici». Prerogative o ripercussioni che, come Luca Tumminello ci ricorda (inizialmente, prima di fare la domanda vera e propria), incarnano gli stereotipi dell’eccellenza storica e secolare, modelli sociali o stereotipi esistenzialisti, tramandati in vario modo ed entrati a fare parte della nostra dottrina e di quella dell’umanità tutta: «Sia la via ascetica del puro distacco, sia la via eroica dell’azione pura, sono ricerca del valore assoluto e verace della vita, sono cammino di sacrificio. Non crede che il nodo gordiano del decadimento etico dell’uomo nel mondo moderno sia riconducibile ad una idea di facile pseudo-felicità separata dallo spirito di sacrificio?»
Una domanda che fa subito pensare a biografie e agiografie eccellenti, a forze d’animo sociniane, a personaggi della letteratura e della scienza i quali, seppure rappresentanti di una minima percentuale dell’umanità [ergo: non del «mosaicosmo»] ci rendono orgogliosi della carriera dell’uomo su questa terra. Questa della percentuale, è una questione che, senza infamia e senza lode, è implicitamente nella gnome dei dialoghi con Maria Patrizia Allotta e Luca Tumminello, i quali, d’accordo
I dialoghi, dunque, si rivolgono ai giovani studiosi, agli uomini di buona volontà, alle intelligenze brillanti ed ai caratteri carismatici, insomma, a tutti coloro i quali potrebbero fare parte di un futuro eventuale che oltre ad essere vissuto, sia anche partecipato: «Studierà e avrà successo, non solo economico, chi saprà veramente, nella scuola come nella vita e nella professione, ridando ad ogni professione o lavoro manuale – a tutti i livelli – quel ruolo, quel prestigio, quell’autonomia del “pensare in grande” cui tutti dovrebbero aspirare.» In tal senso, emblematica è la testimonianza di Arturo Donati, un altro lume della Palermo carismatica che, come si legge alla fine del libro, testimonia il lucore della «citazione garbata e colta amministrata ad arte», scevra «da qualsiasi cedimento alle ricorrenze comuni e alle facili sintesi.»
In senso lato, «essere nel mosaicosmo» implica la gioia di fare e, proprio per questo, ciascuno farà bene, anzi benissimo, la sua parte. Allora, il salto di qualità sarà vicino e la svolta girerà lo sguardo sugli orizzonti delle speranze, sul piacere tanto umile quanto esaltante, di prendere le mosse da ciò che ditta dentro, ravvisando con gli occhi della mente «l’eroismo dell’azione.» Una deputazione possibile solo al genere umano che da Dio ha ricevuto l’esclusiva del libero arbitrio. Nessuna violenza. Piuttosto, il diletto dell’intelligenza e la soddisfazione in interiore homine che si innalza sino alla felicità: «è eroe anche colui che nel quotidiano vive la realizzazione di sé. Non bisogna pensare all’eroe come colui che compie atti straordinari. L’asceta è colui che sa leggere dentro sé stesso.»
Ma ci vuole rigore. Quel tipo di rigore che è sinonimo di serietà e ci fa sentire degni. Come nessuno può sperare di diventare un grande pianista studiando mezz’ora al giorno, allo stesso modo nessuno potrà «entrare nel mosaicosmo» senza incarnare l’eroe di sé stesso che affronta «con dedizione, con serietà, con spirito di sacrificio autentico le questioni concrete della vita.» L’eroe si riconosce; egli non ha la coscienza viziata di nichilismo. Che sia chiaro. Questo è un paradigma importante: chiunque si occupi della realizzazione di sé, è un eroe perché è facitore del proprio ruolo.
Allora,
Ecco, «sottovalutare l’io è come annullarsi o eclissarsi. L’io è presenza in tutti i domini e l’io è libertà non declinabile separatamente.» Stupendo. Io che leggo l’intervista, capisco quanto sia straordinario anche nella risposta che segue alla domanda retorica di Maria Patrizia Allotta: «Ma la dimensione collettiva, allora, che valore ha?» E
Al poeta e critico letterario
Come ho scritto nel mio saggio dedicato a Le cose dell’uomo, la poesia di
«Essere nel mosaicosmo» non può prescindere dalla bellezza. Il bello è un valore assoluto che accomuna nella sensibilità della percezione e nell’interpretazione simbolica – semantica che esprime il manufatto. La bellezza, il bello, certamente è stata uno dei motivi istantanei di empatia con il professore
Qui si discute di Arte. Compito dell’artista è quello di dimensionare l’osservatore alla comprensione dell’assoluto. Il relativismo dell’arte è opinabile. Come dico sempre: «è bello ciò che è bello e non quello che piace.»
Ma più che mai, corrono tempi di decadimento semantico dell’arte, sopraffatta dal fanatismo nominalistico. L’arte, secondo
Dice
L’intervista è fatta di dialoghi senza veli e senza alterchi, costrutti del passato e del presente utili a suggerire (probabili) verità da intendere consentanee e da coltivare per il futuro eventuale, pacifico e facitore di amenità. «L’umanesimo sociale autentico, è il superamento del falso egoismo», «scrivere poesia o scrivere racconti è molto meglio che drogarsi» e «quando si scopre il mistero, l’emozione, tutto ciò che appare bello, è sempre frutto di una sorta di consacrazione.»
Il «mosaicosmo» non emula spazzatura. Ciononostante, attraversiamo l’epoca della tecnologia e della massificazione mediatica che annulla le coscienze e produce in termini umani, molta bassezza, tanta ignoranza, «elimina l’orizzonte della totalità, l’approdo verso l’ascolto e la comprensione del senso della vita.»
Frattanto, Maria Patrizia Allotta mormora: «Un quadro sconsolante... ».
I temi discussi non sono insoliti e sarebbe contraddittorio supporre che «essere nel mosaicosmo» non partecipi delle molte tessere già incastonate nelle opere - parti - cosmiche della produzione letteraria e poetica di
«Oggi manca soprattutto quella coscienza visione e ricerca che l’uomo deve porsi come necessitata alla scoperta di sé, alla profondità del proprio sé e della ricapitolazione totale del mondo e della imprescindibile trascendenza. ... Etica è non toccare l’altro; non delirare in onnipotenza; non distruggere ma edificare. ... E’ paradossale: nel mondo finito in rete i recenti leviatani, i padroni del pensiero [l’intelligenza stessa, diceva Marcel de Corte, è in pericolo di morte] i grandi fratelli, ... hanno procurato con l’anestesia di massa nuove e forse più gravi schiavitù del passato, questa volta indotte ... verso l’oblio della coscienza critica.» E ancora: «L’ho detto e lo ribadisco: nessuna tessera è uguale all’altra ... come ognuno di noi è differente dall’altro e sicuramente non per gerarchia razzistica, ma perché vige organicità nel Grande Disegno che consiste nel vivere ognuno secondo la propria natura, secondo le proprie attitudini, secondo i propri sforzi, i propri miti e credenze ... Ci avviamo drammaticamente a grandi passi verso una società senza padri. In un lucido intervento dal titolo Eutanasia di quel che resta del maschio Alain de Benoist ... compie una disamina incontestabile e scrive che i sessi sono complementari-antagonisti. ... L’indifferenza sessuale, cercata nella speranza di pacificare i rapporti fra sessi, fa scomparire tali relazioni, generando così, confusione nelle identità sessuali.»
Insomma, signore e signori, lettori e lettrici, facciamo tesoro del «mosaicosmo» che alberga in ciascuno di noi o che, più semplicemente, attende di essere manifestato anche sotto forma di «compagnia capace di porgere doni in modo disinteressato.»
Palermo, 2-5 novembre 2009 - 5 febbraio 2011




