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Home Sigillo informa Editoriali I TRENT’ANNI DI ATTIVITA’ LETTERARIA DI ANNA MARIA BONFIGLIO di Nicola Romano

I TRENT’ANNI DI ATTIVITA’ LETTERARIA DI ANNA MARIA BONFIGLIO di Nicola Romano

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Cari amici, questa sera siamo stati invitati alla presentazione della recente raccolta di poesie di Anna Maria Bonfiglio, intitolata PER TARDIVO PRODIGIO ed edita dalla Fondazione Thule Cultura, un libro che in verità doveva essere presentato già da prima, ma per una questione di tempi (e anche di contrattempi) la presentazione ha dovuto subire dei successivi rinvii. Un rinvio che, tutto sommato, non dispiace e che anzi si rivela molto propizio perché ci dà l’opportunità, adesso, di ricordare e festeggiare, in concomitanza a questo incontro, i 30 anni (che con fare augurale vorremmo dire “i primi 30 anni”) di attività letteraria dell’autrice, se è vero che risale al gennaio del 1978 la pubblicazione della sua prima raccolta di poesie intitolata Le parole non dette edita da Thule. E da allora, tante altre parole sono state dette, scaturite dalla penna della Bonfiglio che, tra poesia, narrativa, saggistica e giornalismo ha costantemente partecipato, con un suo preciso segno, all’attività letteraria in genere, nonché a quello che si può definire il vero confronto culturale sia in ambito siciliano che nazionale. Percorrere seppur in maniera sintetica questi 30 anni è un’operazione molto articolata, perché significa visitare, attraverso le fasi operative dell’autrice, quasi tutti i generi della scrittura e significa, inoltre, considerare tanti di quei ruoli che una persona seriamente impegnata nel campo culturale può assumere. Ma andiamoci per ordine, cercando di dare consistenza ed organicità ad un excursus che vogliamo far procedere necessariamente in ordine cronologico. Dopo Le parole non dette – come dicevamo - del 1978, e precisamente un anno dopo, vede la luce la raccolta Le voci del silenzio, pubblicata ancora con le edizioni Thule. (E qui sento di aprire già da subito una doverosa parentesi, che certamente sarà ripresa e sviluppata con maggiore partecipazione sia professionale che affettiva dall’amico Tommaso Romano: infatti, considera-to che sia le prime pubblicazioni della Bonfiglio e sia quest’ultima raccolta PER TARDIVO PRODIGIO sono state accompagnate dall’edizione Thule, siamo come in un cerchio che adesso non vuole per niente chiudersi, ma che forse vuole evocare qualcosa (dopo diverse esperienze, forse vuole rappresentare un nostos, un felice ritorno alle origini editoriali) o quanto meno raccordarsi con un passato molto denso ed entusiasmante, decisamente foriero di tante espressioni ispirate e sapientemente realizzate nel tempo). Volendo continuare nell’elencazione delle raccolte di poesia, annotiamo che nel 1981, in un volume a quattro mani, e precisamente insieme a Franco Di Stefano, Filippo Giordano e Pietro Nigro, pubblica una propria silloge di 22 testi, dal titolo Uguali dimensioni.
Nel 1982 la Bonfiglio si lascia tentare dall’avventura dell’editoria non siciliana, e con le edizioni Gabrielli di Roma pubblica L’insana voglia d’ardere. Per quella maturazione che deve avvenire in uno scrittore, così com’è avvenuto anche per la Bonfiglio, anche i titoli delle raccolte appaiono fin d’ora più elaborati e più mediati, e che comunque meglio introducono – non senza destare curiosità – nel mondo degli sperduti campi dell’esistenza. E’ pure l’anno in cui, insieme a chi vi parla ed al poeta Michele Sarrica, prende in mano le sorti dell’A.S.A. (Associazione Scrittori e Artisti). E’ stato questo un momento di svolta per la Bonfiglio, un passaggio certamente significativo, perché per lei è iniziato un periodo di grande impegno corale, e infatti oltre all’attività personale si è trovata immersa nel ruolo di operatrice culturale a vasto raggio, svolto con una fervida dedizione e con profondo sacrificio. Da qui, quella che prima era dedizione personale prevalentemente rivolta alla poesia, ora diventa quasi “lavoro full time”(a tempo pieno), dal momento che innumerevoli sono le occasioni per coordinare incontri, per allestire mostre di pittura, per organizzare dei premi di poesia o per preparare recensioni e presentazioni di libri. Erano pure anni di grosso fermento culturale a Palermo, soprattutto nel campo della poesia. E non possiamo non ricordare un fenomeno che abbiamo ampiamente trattato in uno dei recenti salotti dell’Ottagono Letterario, e cioè il fatto che in quegli anni imperversavano nelle radio locali tante trasmissioni d’intrattenimento che avevano per argomento, appunto, la poesia; e ci piace ricordare che Anna Maria Bonfiglio è stata una delle più valide protagoniste di questo fenomeno collocato lungo gli anni ‘80, essendo stata ospite in diverse trasmissioni ed avendo condotto lei stessa delle rubriche a tema letterario, proponendo sapientemente alcune figure di raffinati scrittori non molto conosciuti ai più, come Francesco Guglielmino, Federico De Roberto o Maria Messina, tanto per citarne qualcuno. Ad avvalorare il fatto che l’autrice è ben riuscita a coniugare l’interesse per le proprie cose con un servizio culturale svolto nell’interesse della collettività, ecco che nel giro di due anni vedono la luce due sue nuove raccolte, e precisamente Nell’universo apocrifo del sogno (che è del 1985) e La marna e l’arenaria (uscito nel 1987). E nel marzo del 1987, come naturale suggello di un’attività associativa svolta con proficuo e riconosciuto impegno, Anna Maria Bonfiglio diventa presidente dell’Associazione Scrittori e artisti, con un comprensibile aumento del carico di responsabilità e di lavoro. Senza dimenticare la fattiva collaborazione dei soci di quel tempo, dobbiamo dire che la sua presidenza ha coinciso con quelli che sono stati forse gli anni d’oro dell’Associazione, che ha ritrovato – proprio in quel momento - slancio e competenza nei vari settori della cultura, offrendo, per la prima volta, la sua scena anche a poeti, scrittori ed attori di livello nazionale. Nel 1989 pubblica una silloge minima, intitolata La donna di picche nella deliziosa collana “Minerva” del “Vertice editrice”, e nel 1991 – edito da «Insieme nell’arte» esce un’altra originale raccolta intitolata Album-sedici dediche, con la quale rivolge il suo sentimento in forma poetica ad altrettante persone che hanno avuto un posto significativo nella sua vita personale e culturale. Anna Maria Bonfiglio, oltre che in lingua, in poesia si è espressa anche in dialetto siciliano (o in lingua siciliana che dir si voglia), ed anzi è stata una delle maggiori sostenitrici, appunto, del dialetto e delle problematiche che stanno attorno ad esso. Un riconoscimento a questo registro di scrittura le è pervenuto dal prestigioso premio «Città di Marineo», quando la Giuria era ancora presieduta dall’indimenticato Ignazio Buttitta. L’unica sua opera in siciliano è la raccolta Spinnu del 1996, che contiene, fra l’altro, una sua interessante dichiarazione di poetica dialettale. Nello stesso anno, cede la presidenza dell’ASA e nella qualità di giornalista-pubblicista, diventa condirettore di «Insieme nell’arte», organo di stampa della stessa Associazione. E’ del 1999 il pieghevole D’ombra e di assenza, una breve ma densa silloge inserita in forma monografica nel caratteristico periodico Issimo, periodico che – ci piace ricordarlo - proprio quest’anno inzia il suo ventunesimo anno di attività. La penultima pubblicazione di Anna Maria è del 2000, e porta il titolo Le voci e la memoria, una rassegna memoriale molto pregnante, che certa-mente smuove i bagagli emozionali del lettore, introducendolo in quella che può essere la rappresentazione della bellezza e dell’amore. Se volessimo trovare altre sue presenze sparse, dovremmo cercare tra quotidiani, tra riviste, antologie e florilegi vari. Tra i saggi a tema letterario ricordiamo fra tutti Il mito nella poetica di Cesare Pavese; Camillo Sbarbaro e il dolore di vivere; Ereditarietà e predesti-nazione nei personaggi del Viceré (di De Roberto), che hanno trovato spazio su riviste letterarie specializzate. Per la narrativa ha pubblicato una raccolta di racconti dal titolo L’ultima donna. In questi ultimi anni troviamo la Bonfiglio molto attiva e partecipe ai confronti letterari sul web, dal momento che si è dedicata ad interagire sui siti specializzati dedicati alla letteratura, in alcuni dei quali è abbastanza rappre-sentata. Mi sia consentito dire, avviandoci alla fine di questo essenziale excursus, che con un atteggiamento diverso da ciò che è successo o che succede nell’ambito culturale palermitano (sempre salvando le poche e dovute eccezioni), nel suo piccolo Anna Maria Bonfiglio ha fatto scuola, sia per il modo genuino e coinvolgente del suo pensiero, sia perché sempre aperta e disponibile al dialogo improntato sulla componente umanistica, e sia perché materialmente sono passati da casa sua diversi scrittori, soprattutto giovani, che hanno trovato in lei quei consigli, quegli stimoli e quei pretesti per potere portare avanti l’esercizio della scrittura, sia in poesia che in prosa. Ed ha fatto scuola anche in forma didattica, dal momento che in due occasioni ha tenuto a Palermo un corso di “Analisi e interpretazione del testo poetico”, come pure un “Laboratorio di scrittura creativa”. Bene. Questa che avete ascoltato può essere sembrata una semplice cronaca della trentennale attività di Anna Maria Bonfiglio, ma in effetti dovete consi-derarla soprattutto come un’affettuosa testimonianza da parte di chi vi parla, avendo condiviso, con l’autrice, le alterne fortune della quasi totalità di questi 30 anni che, se purtroppo coincidono con un lento e progressivo declino della vita culturale a Palermo, per noi sono contraddistinti da costruttive vicende, da naturali scoramenti, da entusiasmi sopiti e rinascenti, e comunque sempre all’insegna di una solida amicizia e di una particolare complicità poetica che ha riempito operativamente il nostro passato e che continua a riempire il vuoto ambientale di questi nostri giorni, dal momento che la poesia – uso una recente definizione del filosofo Massimo Cacciari – è una scuola di resistenza. Del resto, è la stessa poesia di Anna Maria che parla, una poesia che non perde di vista il “taglio umano” (o di partecipe umanità, come definisce Tommaso Romano nella sua recente raccolta di saggi Scolpire il vento), taglio umano – continuo io - che deve stare alla base di ogni scambio di pensiero legato ai vari aspetti dell’esistenza. Una poesia, quella di Anna Maria, che non si fa materia di se stessa ma che punta decisamente a smuovere le corde dell’anima, a raccontare i sentimenti (ed i risentimenti), le vibrazioni e gli stupori del proprio essere sensibile. E gli stupori, vissuti talvolta in senso negativo, a tratti sanno trasformarsi anche in esiti di gioia poetica, se l’espressione di un momento particolare viene vissuta come giusto diritto nei confronti del “sogno”, o come sostanziale legame con l’essenza stessa della vita. Vi ringrazio per avermi ascoltato, e un caro “ad majora” ad Anna Maria Bonfiglio. Palermo, 15 marzo 2008 Nicola Romano 
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