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Il convegno a tutto tondo in memoria dello scrittore e saggista Francesco Grisi del 26 e 27 febbraio 2009 presso le aule del Sindacato Libero Scrittori Italiani Pal. Sora Corso Vittorio Emanuele 217 – Roma

Giovedì 26-2-2009 i primi relatori riuniti nella sala sabauda di Palazzo Sora, alias l’aula magna dell’IPSIA di C.so Vittorio Emanuele 217 Roma, dove si è tenuto il convegno sulla vita e l’opera del prof. Francesco Grisi scomparso dieci anni fa, sono il prof. Pierfranco Bruni, il noto critico letterario ed esperto di futurismo prof.. Vincenzo Tallarico, il presidente del sindacato libero scrittori italiano prof. Francesco Mercadante, la prof.ssa e amica personale di Grisi Mara Ferloni. Siamo in attesa anche del novantenne senatore Giulio Andreotti che purtroppo diserterà i due giorni del convegno. Come abbiamo già letto all’epoca del nuovo statuto approvato nel 2005 nell’editoriale del presidente Francesco Mercadante su Scrittori Italiani n. 4/2005 e come abbiamo sentito ad apertura dei lavori, il SLSI è legato al senatore Andreotti Giulio. Non certo per piaggeria politica o di potere, ma perché Andreotti non avrebbe potuto sperare in una migliore e più alta morale professionale qual’è in effetti la deontologia degli scrittori impegnati liberamente nel discernimento e nel comprendonio delle verità letterarie e umanistiche. Per quanto noi siamo forti intellettualmente, cioè non solo pervicaci ma anche perseveranti, ci è nota l’intrinseca debolezza dell’eccellenza intellettuale che in buona fede, entusiasticamente, semina ideali e produce congetture sempre a rischio di contaminazioni dogmatiche e paraintellettuali che remano in senso distruttivo, minando sin dalle fondamenta l’Amicizia, la compitezza di un pensiero, la sintesi di un altro, o la solidarietà del gruppo in un ideale comune e tricolore. Il materialismo fine a se stesso, ma anche le ambizioni di potere, il desiderio di protagonismo, ferirono, hanno ferito e feriscono a volte a morte, uomini e cose stritolati dai meccanismi manichei prima che essi rivelino il progetto nichilista o il subdolo tranello di un traditore. La libertà è innanzitutto nella parola disarmata, ci ricorda il prof. Tommaso Romano. Da qui la necessità del sindacato; ma non un sindacato qualsiasi, ma di un sindacato che sia effettivamente Libero di rappresentare e di difendere anche organicamente ogni tipo di attività intellettuale in qualsiasi modo essa si manifesti, con parole, opere, saggi e relazioni, cronache, epistole, media e scritti d’ogni tipo. Il Sindacato Liberi Scrittori Italiani è impegnato nell’allosemica (<<I conformisti li considero incurabili, afferma Francesco Grisi>> Cfr.: Intervista all’intellettuale reazionario, a cura di Tommaso Romano ed. Thule 1987) divulgazione dell’italianità che conta, <<con la “C” veramente maiuscola>> veemisce Mercadante- perchè questo sindacato incarna e rappresenta e difende l’intellighenzia italiana nel mondo e quindi, da circa vent’anni interpreta e traduce la perpetua fiamma vitale che dà senso alla vita. Noi scrittori sappiamo bene che la vita che conta ha un senso. Valgano come esempi, cosa ha capito e scritto Giovanni Papini su Filippo Tommaso Marinetti e il futurismo italiano, opera memorabile e inimitabile, da nessuno n e a n c h e m i n i m a m e n t e- solfeggia Mercadante - e g u a g l i a t a Lo stesso dicasi per Giuseppe Prezzolini e la sua disamina sul pensiero e i paradigmi di Giovanni Gentile. Il Libero Sindacato Italiano, è tuttora l’insegna storica e l’Esempio professionale vivente dell’intellighenzia italiana pura di spirito e di corpo, incorrotta e incorrutibile, cioè libera, veramente libera, talmente consapevole da risultare un pensiero profetico che risolve in affermazioni storiche e personali molto vicine alla veggenza. Non stiamo parlando di Arthur Rimbaud; ma l’eccellenza intellettuale è sinonimo di conoscenza e, come ci ricorda Tommaso Romano le parole di Francesco Grisi, “In interiore homine” <<la qualità non esiste fra parentesi>>, nè semina esche per addugliare proseliti. La forza della parola libera e disarmata, fa incetta di spiriti e arruola cervelli. Una domanda (certamente retorica) che Tommaso Romano rivolse nel 1987 a Francesco Grisi quando ricopriva la carica di Segretario Generale del Sindacato Liberi Scrittori Italiani: <<C’è un fantasma che ritorna puntualmente nelle case della buona letteratura ... e si allontana lasciando intorno la fragranza di un delicato profumo francese.>> Tempi questi, di arenghi congressuali dove gli intellettuali di tutto il mondo si interrogavano sul tema <<Lo scrittore e i sentieri dello spirito>>. Grisi già subodorava le cattive ripercussioni della tecnologia sulla qualità della vita e su quella culturale delle società, ammonendo che il <<progresso non controllato può significare anche la corsa verso l’annientamento.>> Liberi, alti e forti sulle vestigia dei maestri, come fu Francesco Grisi per Tommaso Romano e quest’ultimo è per me, maestri instancabili di vita dai quali abbiamo solo da imparare, ma con il diritto di contraddirci, di ripensare alle cose già dette e già scritte senza essere servili. Goethe sostiene che <<il genio dice con altre parole le cose già pensate>> e Luis Borges afferma che <<l’intelligenza dispiace soltanto agli stolti>>, gli unici che non cambiano mai opinione. Anche il presidente Mercadante ricorda nel suo editoriale del 4/2005 il diritto degli scrittori a praticare l’eterodossia come la intese Charles Baudelaire, l’eresia come la intese Martin Lutero e a elogiare la follia di Erasmo da Rotterdam. Siccome sarebbero guai se così non fosse, allora Sindacato sia, libero e italiano. Oh, quanti nomi illustri hanno già condiviso questo importante cammino illuminato! [nella II^ sala conferenze, foto da dx verso sx] P.Gianni Giorgianni, Mario Sansone, Marcello Camillucci, Italo de Feo, Francesco Grisi, Ettore Paratore, Vittorio Enzo Alfieri, D. Del Bo, Diego Fabbri, Antonio Bardini, il palermitano Nino Muccioli al quale il Comune ha intestato la biblioteca di via Giovanni La Mantia, Giuseppe Prezzolini, Gaetano Saveti e Gioacchino Volpe, sono le effigie incorniciate che nella sala del SLSI al secondo piano del Palazzo Sora, come già fece il fantasma di Marcel Proust, fanno memoria della loro saggezza sapendo che è grazie a loro che ancora gli italiani e i suoi intellettuali e scrittori viventi sono liberi, liberi, liberi! Il Sindacato Libero Scrittori Italiani brilla nel mondo di luce propria e si impegna per il mondo disposto a farsi illuminare, senza chiedere niente in cambio. Anche questa gratuità è una caratteristica dell’intellighenzia, naturalmente libera. La rivista bimestrale del SLSI (Aprile 2005) pubblica un interessante commento inerente allo statuto dell’organizzazione, emendato a sostegno dell’indipendenza e delle libertà di pensiero, espressione e stampa. Scrive Mercadante: <<La più importante novità è forse l’afferenza del SLSI alla CISL nel superiore interesse comune degli autori, facendosi carico di funzioni generali e speciali che si sono moltiplicate omissis.>> In senso lato, è il discorso di giovedì mattina 26 febbraio u.s. tenuto dal prof. Pierfranco Bruni che ha collazionato e sintetizzato il percorso ufficiale di Grisi critico e opinionista insieme a quello conoscitivo, ma inedito, cari allo scrittore Grisi, sostenitore insieme a Dino del Bo, Augusto Del Noce ed altri insigni nomi, della scissione dell’originario Sindacato Scrittori Italiani, nel più nuovo e stimolante Sindacato Libero Scrittori Italiani. Bruni ha riassunto la messe di costrutti in lettere, articoli, azioni e opere di Francesco Grisi che sostenne la necessità di non privare l’Italia della voce autorevole e tuttavia corale, tipica di un Sindacato, capace di rinnovarsi costantemente per evitare la cancrena a molti incipit, che storditi dalle pause e dagli incidenti di percorso ai quali il mondo intellettuale non può sottrarsi, non vanno lasciati congelare. Quindi il suo desiderio martellante ed eccentrico, necessitante della continua collaborazione di terzi, meglio se scrittori capaci di inventarsi scenari umani e sociali del passato e del durante, da estendere fino al futuro possibile, spazio-tempo di molte profezie. Secondo Francesco Grisi, <<nulla (ac)cade invano>> se il mistero della ricerca risolve e <<trova la sua giustificazione nel momento in cui lo recuperiamo>> con la tradizione. In altre parole, il contributo dell’intellettuale che sia un ammonimento o una deduzione o un anatema, è un mistero che esonda dal presente e dal quotidiano seppure tragico, sulla temperie storica-economica dove imprime il suo cauterio. Da qui, il passo verso il futuro è breve ma pregno di tanta coerenza e lucidità da essere prevedibile, forse inevitabile. Al dilemma del fallimento si preferisce la speranza nelle cose pensate e secondate dagli eventi precedenti, e la sequenza delle fasi è un andazzo coerente che mentre svela il mistero, lascia alle generazioni future il compito di fare buon uso dei segreti svelati. Invero, il progetto di Francesco Grisi è cosmico; è un’utopia che coopta tradizioni e storie personali, per insegnare alla generazione che ha rotto con il presente a credere soltanto in quello che sarà. Ecco il compito dell’intellettuale Grisi. Ecco quello in cui crede: coerenza e continuità. I documenti esaminati dal Pierfranco Bruni stigmatizzano l’empito eroico di Francesco Grisi, convinto che una società senza eroi è destinata all’annientamento. L’autostima dei grand’uomini confida nell’ottimismo che nulla è impossibile. <<Nulla è destinato a restare fra parentesi>> – dirà Tommaso Romano - perché secondo Grisi non esistono crisi epocali. (Ciononostante è doveroso supporre che dopo l’attentato terroristico alle Twin Towers, anche il genio di Francesco Grisi avrebbe rivisto questa opinione sulla rimozione geriatrica della biosfera umana.) L’intervento del prof. Pierfranco Bruni, a me, è piaciuto molto; anche perché è stato bravissimo a ordinare gli elementi tropici della ricerca (cioè i cronotopi che rispondono agli stimoli esterni) esposti nella sintetica ma esaustiva relazione. Considerando la lunghezza dell’intervento, si tratta certamente di migliaia di documenti. Quindi, grazie a Francesco Grisi il rinnovamento del sindacato è avvenuto, la sigla è cambiata, i soci fondatori e gli iscritti sono più liberi. Io sono libero. Pierfranco Bruni è aduso a mettere ordine dal caos. Che sia l’epitome sull’opera di Grisi, o la messe di centinaia di studiosi che hanno scritto sullo stesso argomento, la capacità di sintesi di Pierfranco Bruni è eccellente. Per esempio, con il prof. Tommaso Romano ha pubblicato “I segni della Memoria” (1989) per i tipi della Thule, Palermo. Si tratta di un piacevolissimo ed intelligente libello intitolato alla storia e all’importanza delle biblioteche, contenitori millenari di saggezza e civiltà. Tra i relatori di Giovedì 26, è presente il prof. Tallarico, noto critico letterario e grande conoscitore del futurismo italiano. (In tutto il mondo si sta celebrando il 100nario del Manifesto Futurista) Il futurismo ha dato gloria all’Italia e l’empito letterario non ha esaurito i suoi effetti che ancora ridondano sotto forma di postmoderno e di avanguardismo che – dice F. Grisi - <<sono venuti dopo e che sono comparse da circo equestre. Marinetti nei loro confronti, è un gigante!>> L’origine è nei paradigmi per uno stile esaltante, infuocato, rivolto all’ empito espressivo che Marinetti, usando le parole di Francesco Grisi, <<senza temere la retorica spesso cercava la parola per condire con aceto forte>>. Con Tallarico si guarda indietro, non senza una certa nostalgia; ma la tradizione è nella temperie letteraria del successo e dell’affermazione italiana; la tradizione è storia di uomini coraggiosi e proprietari dinamici di quel pensiero forte, aggregante, trascinatore, affabulante, che ha tradotto in lettere la personale temerarietà in cerca di sfogo e di giubilo popolare. Senza Marinetti, il futurismo non sarebbe nato, e l’ardore chiede neologismi, le parole vanno inventate perché il vocabolario è una riserva insufficiente di significati, ed essere italiano è un fatto meraviglioso di cui andare non solo orgogliosi in patria ma da affermare anche oltre confine. Il 20 febbraio 1909 Marinetti pubblica su “Le Figaro” il primo manifesto del futurismo. Insomma, l’intervento di Tallarico è un elogio alla tradizione letteraria italiana, e la tradizione è sempre stata un argomento e un argomentare molto caro a Francesco Grisi: <<La Nazione non potrà mai coincidere con lo Stato. Il cosiddetto paese reale (la Nazione) per sua natura non potrà mai identificarsi con il paese legale (lo Stato) ma sarà sempre la Nazione a modificare lo Stato senza mai coincidere.>> L’Italia è un territorio, ma La Nazione si distingue e acquista personalità con le tradizioni, come il cittadino italiano all’anagrafe non è rinnegato dal dialetto e dalle leggende, dai suoi misteri e forse anche da altre religioni. Perciò la legge sta all’Istituzione come le tradizioni e i costumi stanno alla Nazione. Dunque, un patrimonio. Un patrimonio da difendere e da scrivere. L’amor di Patria può sembrare anacronistico, ma per l’intellighenzia è un sentimento sempre attuale; anzi, la tradizione riscopre le scaturigini semantiche e la complessità narrativa che ne deriva – aggiunge il prof. Tallarico – va allora interpretata e compresa nel valore aggiunto contenuto nei simboli, nella dinamica degli avvenimenti, nel costrutto grafico dei segni, nel kennigar dei neologismi. Dunque, un concerto di italianità che per esistere necessita di libertà speculativa e di scrittori che siano liberi (da proteggere) e non solo individualmente anarchici (nel senso che nulla è sacro a chi pensa). I lavori del convegno riprendono la mattina di venerdì 27 febbraio. Il primo relatore introdotto dal presidente del Sindacato Libero Scrittori Italiani prof. Francesco Mercadante, è l’amico personale, editore di Francesco Grisi, nonché poeta e membro del consiglio direttivo del SLSI per la Sicilia, il prof. Tommaso Romano. Dopo di lui interverranno Claudio Quarantotto e il giornalista Lino di Stefano. Tommaso Romano dice subito di avere riconosciuto in Francesco Grisi un maestro di vita e di cultura. La sensibilità umanistica necessaria a cogliere i caratteri distintivi della personalità, è una chance psicologica che tocca in Tommaso Romano la vetta – voglio esagerare - dell’infallibilità. Parole testuali di Mercadante che introduce Tommaso Romano agli astanti riuniti nella saletta del Sindacato, confessano pubblicamente di avere avuto in Tommaso Romano il mentore e sostenitore più autorevole della sua attuale nomina a presidente del Sindacato Liberi Scrittori Italiani, e non ci sono dubbi che il presidente del SLSI ha saputo rappresentarci a livello internazionale. Del tipo atticciato, Mercadante è un grande oratore e uomo dalla cultura sterminata che, se non lo sapete, parla un birignao lento, stacca le parole una per una e si trova a suo agio durante i concioni, dove di tanto in tanto, accentua “l’inciso” alzando l’indice al cielo. Non gesticola, ma a volte, ricordando vicende grottesche, ride spassosamente. Amico personale di Giulio Andreotti, mi prende la fissazione, non so perché, che Francesco Mercadante ha conosciuto e parlato anche con Filippo Tommaso Marinetti. Un’altra fissazione ancora, mi convince della strepitosa somiglianza con lo scrittore anglosassone Charles Dickens. Cose che capitano. Nella saletta del Sindacato Libero Scrittori comincia il via vai di personalità. Arriva Claudio Quarantotto, seguito da Pierfranco Bruni e dal segretario generale del SLSI Giuseppe Trombetta. Quarantotto si siede nello scranno con Tommaso Romano e Mercadante, mentre il segretario Raffaele *** si dà daffare con l’amplificazione. Nel mentre, entra una Suora della confraternita delle clarisse inseguita da una conversa con la quale mi fermerò un minuto a parlare. Entrano un poeta albanese, e poco dopo anche un sosia di Filippo Tommaso Marinetti con le guancie attorniate da una lancia di baffi vittoriana che si estende da un orecchio all’altro; entra la relatrice di giovedì, la prof.ssa Mara Ferloni e poco dopo il pittore e scrittore Giuseppe Antonio Spataro. Un tipo magro, capelli e barbetta bianca incede con fare regale. Più tardi, a tavola, al ristorante, mi porgerà il libro che ha scritto su Garibaldi in Sicilia. Mentre parla Tommaso Romano mi si siede allato un ventenne. Alla fine del convegno scoprirò che fa il giornalista, che scrive on-line, che si chiama Marco Papaleo e che la madre poetessa, Donna Rosa Maria Ancona, è siciliana come me, ma da Trapani. Molto in ritardo entra un volto conosciuto: è il giornalista Lino Di Stefano amico personale di Francesco Grisi, del quale ricorderà la sua attività di pubblicista e di filosofo. Già, e ci tiene a sottolinearlo, come dimostrano le sue fotocopie, Francesco Grisi era anche un filosofo. Tanti altri sono presenti, non li conosco. Fra questi, c’è l’editore Marco Costantino, di Lungro in provincia di Cosenza, che invitato al microfono racconterà alcuni aneddoti riguardanti lo scrittore Francesco Grisi. Gli ho promesso una copia della raccolta di racconti “I Racconti dell’AndroMandro” che sto per pubblicare con il patrocinio della Presidenza del Consiglio del Comune di Palermo. Infatti, il suo modo di interpretare lo stile di Francesco Grisi, mi fa supporre che sia, come gli ho confessato, molto vicino alla mia idea di “lettore ideale”. E ho il suo indirizzo. Insomma, tra il serio e il faceto il Pensiero Italiano con la “P” Maiuscola aleggia fra noi. Anche il fantasma di Marcel Proust che profuma di fragranza francese, ci onora della sua invisibile compagnia. Infatti, gli è riconoscente sia per la devozione che Grisi gli ha voluto in vita, sia perché – come ci racconterà fra le lacrime Claudio Quarantotto- Francesco Grisi si lasciò morire per terra, nel suo studio, raggomitolato sul materasso per essere accanto ai suoi libri che, suo malgrado, doveva salutare per l’ultima volta. Claudio Quarantotto e Francesco Grisi, si frequentavano a Todi. Todi è un piccolo paese dell’Umbria ed é facile incontrarsi... Una spazialità, ricorda Quarantotto, paradossale; nel senso che un uomo come Grisi, eccentrico e imprevedibile, dal portamento addobbato con un inseparabile bastone, vestito di gilet coloratissimi e brillantissimi, che di punto in bianco saliva su un cargo merci per lasciarsi trasportare in giro per il mondo, non dovrebbe scegliere di vivere al centro di una regione che neanche confina col mare. Ma il Cancro è un male inesorabile e le discussioni dei due amici s’erano fatte serie e mortifere, sempre velate di tristezza. Del resto, Quarantotto non poteva non capire e compatire, perché anche la sua consorte s’era ammalata dello stesso, identico male. E così, finché non giunse la telefonata del medico personale di Grisi che gli confidò che l’ora di morire era giunta anche per il suo amico. La piccola casa era stata invasa da amici e parenti accorsi per l’estremo saluto, ma Francesco Grisi, anche se disteso per terra, era ancora il grand’uomo capace di dare un senso anche alla morte. . II° giorno di convegno sulla vita, il pensiero e le opere di Francesco Grisi: parla Tommaso Romano.

Sono più o meno le dieci a.m. di venerdì mattina 27 febbraio. L’anniversario del manifesto futurista di Filippo Tommaso Marinetti è trascorso da una settimana e sono in ansia per quello che dirà, dissimulo la mia tensione facendo qualche fotografia. Conosco e stimo immensamente il prof. Tommaso Romano; un sentimento comune in tutti i miei amici. Ma è la prima volta che noto che il pensiero forte influenza la morfologia corporea, soprattutto quella del viso. Niente di lombrosiano; invece, si tratta di uno fra gli aforismi più noti di F. Nietzesche che disse <<Dalla presenza del pensiero anche il corpo acquista un aspetto intelligente.>> Friedrich Nietzeshe era davvero bravo a inventare aforismi, perché un altro bellissimo recita <<Soltanto dal pensiero anticonformista possono nascere stelle danzanti.>> Infatti, Tommaso Romano è intelligente, il suo viso ne incarna l’entità; e la sala che attende di sentirlo, intanto, vede la stella. E’ di fronte. Poi, improvvisamente Tommaso Romano mi fa saltare lo steccato della dimensione euclidea, catapultandomi d’un colpo in quella tridimensionale di un nuclide: sono grisiano, il mio modo di scrivere lo è, dice rivolto all’arengo. Invero, sono emozionato e cerco di dissimulare la tensione, ma riesco appena a ringraziare, forse l’ho sentito soltanto io, allora mi alzo e mi inchino in segno di riconoscenza. Sono le 11,00 e tutto va bene in questo secondo giorno di convegno presso la sede del Sindacato Liberi Scrittori Italiani, Palazzo Sora, C.so Vittorio Emanuele II° 217, Roma. I lavori sull’opera e la vita dello scrittore Francesco Grisi sono patrocinati con la collaborazione della Fondazione Thule di Palermo, Via Ammiraglio Gravina 95 - 90139 Palermo, e sta parlando Tommaso Romano il poeta, critico letterario, filosofo, uomo politico, scrittore, talent scout, filantropo e più volte editore di Francesco Grisi, a cominciare da”Intervista all’intellettuale reazionario” del 1989. L’emozione dell’inizio è forte, si sente. Lo ricorda un uomo di grande generosità e uno scrittore instancabile, prolifico fino all’inverosimile della pletora di inediti conservati presso il Centro Studi Bibliografico di Grisi. Documenti che il prof. Tommaso Romano intende studiare e ordinare per pubblicare un’opera organica e definitiva e a tutto tondo su Francesco Grisi. Anche il presidente Mercadante lo invita a non esimersi da questa importante “missione” che l’universo letterario e intellettuale attende da anni; perché la vita di Francesco Grisi è stata certamente una esistenza tormentata. E Tommaso Romano si è impegnato pubblicamente a pubblicare, possiamo definirlo, l’Almanacco Grisiano. Ma la ricerca, già si capisce, sarà difficile; soprattutto quella degli inediti e degli incompiuti, pagine ugualmente rappresentative di questa intelligenza irrefrenabile, originale e anche lungimirante, a volte profetica. E’ doveroso che i posteri conoscano sappiano o siano informati sull’eccentrico ma anche solitario Francesco Grisi. Forse – aggiunge il prof. Tommaso Romano - afflitto dalla solitudine, più che una esigenza del suo carattere. E’ un “militante” della kermesse letteraria, un apostolo più udito che letto, e pertanto, un luminare del novecento, sempre presente ma anche saggiato per le sue opinioni, scrupolosamente obbedito nelle soluzioni: la sua decisione di seguire la cura Di Bella contro il cancro invece della chemioterapia, per esempio… E’ memorabile la disamina di Francesco Grisi sulla “liberazione del novecento dal comunismo” che lo incorona uno dei pensatori più attenti del secolo, consapevole fino alla singolarità dell’esperienza. Eccellente tanto da essere ineguagliabile, Tommaso Romano ricorda di Grisi l’affabulazione che lasciava basiti gli astanti, coinvolti dal carisma di quella personalità votata alla coralità, all’unione e all’azione. E tuttavia - continua - un uomo del dialogo; ma anche una oralità che complica il lavoro di ricerca e di collazione del suo pensiero che va indagato, perché alle opinioni e alle risposte di Grisi è impossibile fare l’abitudine, sempre autentico nelle dichiarazioni che discute con disincanto insieme a personalità dello spessore di Pietro Vassallo, di Pino Tosca o di pensatori come Vaglia, Mauro Mazza e De Feo. Basta leggere le definizioni di arte o il suo modo di fare la differenza fra Stato e Nazione, per comprendere che siamo di fronte ad una intelligenza superiore. Non a caso qualcuno l’ha definito “irraggiungibile.” La ricostruzione documentale dell’attività di Grisi, multiforme ed eccentrica in letteratura e per tanti versi unica nella pittura, è difficilissima per i contatti con Pellegrini e anche con Volpe, per il suo concetto iniziatico della tecnologia e per la speranza riposta nei giovani che pensano utopici, per quella maniera anticonformista di essere di destra e anche cattolico. Sì, perché Francesco Grisi era cattolico e in proposito, l’amicizia con i siciliani Pietro Mirabile e Giulio Palumbo significò per Grisi l’occasione colta e affidabile per avvicinarsi a Padre Pio, del quale diverrà devoto discepolo. (Della devozione al Santo, ne parlerà anche Claudio Quarantotto nell’intervento successivo.) Francesco Grisi simboleggia il 900, ne è un’icona. Per questo è importante ricordare la collaborazione con “il Borghese”, con la “Gazzetta del Sud” e il “Corriere di Roma”. In pratica, una miniera da esplorare; ed era già una produzione a regime quando vinse la II^ edizione del Premio Marineo insieme a Bent Parodi di Belsito. Infatti, dal ’70 in poi, insieme ad Andreotti e a Del Bo, la presenza di Grisi nella vita del paese si fa fitta e giunge autorevole anche in Sicilia. E Tommaso Romano ricorda e si commuove e comprende il peso di quell’assenza. Spera che la Rai riproponga le interviste di Grisi sul Gattopardo trasmesse a quel tempo dalla rubrica televisiva “L’Accesso” e ancora ricorda l’incontro di Grisi con il poeta palermitano Nino Muccioli, assessore alla Pubblica Istruzione pro tempore. E’ un periodo di particolare fermento e i contatti con Nino Muccioli (la sua foto è incorniciata fra le personalità di spicco del Sindacato Libero Scrittori Italiani) si fanno frequenti. Palermo ospiterà il filosofo Julius Evola, Tommaso Romano è eletto consigliere al comune di Palermo e anche i contatti con il Sindacato (Libero) Scrittori Italiani si fanno frequenti. A Roma, Tommaso Romano incontrerà Junger, Spadolini e Franz Maria d’Asaro (altro illustre palermitano), personalità conosciute a Francesco Grisi, ma anche la fervida collaborazione, mai cessata, sempre assidua, che ha dato la stura al convegno Thule su Giovanni Papini, presente Francesco Grisi. Altri ne sono seguiti, come l’importante conferenza di Francesco Mercadante a Palazzo Branciforte del 2007 e altri ancora ne seguiranno. Palermo non si smentisce, oltre a dare i natali a personaggi epocali, Francesco Grisi allaccerà amicizie con il pittore Pippo Madè, con i professori Franco Tomasino, Salvatore di Marco, Lucio Zinna, con gli Onn. Dino Grammatico e Silvio Milazzo fautori dell’autonomismo siciliano di nuovo attuale, coi poeti e pensatori Giulio Palumbo e Pietro Mirabile e tanti altri, onore e gloria di questo Sindacato. Insomma, le visite di Francesco Grisi in Sicilia si fanno frequenti e durante il convegno sul futurismo del 1996 organizzato dal poeta Dino d’Erice e dal prof. Tommaso Romano in località Santa Flavia, egli incontrerà l’editore Renzo Mazzone e Giuseppe Tricoli, quest’ultimo alla presidenza dell’ISSPE (Istituto Siciliano di Studi Politici ed Economici). Con Giuseppe Tricoli si inaugura la stagione di una lunga e sincera amicizia. Sono gli anni in cui la Thule, e quindi Tommaso Romano, stampa e distribuisce “Lettere a Fedor” (1982) “Affettuoso Sentiero” (1994) e “Intervista all’Intellettuale reazionario”(1987). Come ci ricorda la viva voce di Tommaso Romano, si tratta di libri dedicati e Ezra Pound, Luigi Pirandello e Papini. Un altro libro è una curiosità sin dal titolo: “Il Clandestino”. Il titolo è, invero, una parola composta che introdice immediatamente l’Amore e la Fede di Grisi nei confronti dell’Unità, del Clan, appunto. Infatti, il Clan-destino” è lui stesso, contemporaneamente capo e gregario. Ma anche – Tommaso Romano è ora un fiume in piena – l’Amor di Patria è sempre vivo e attuale in Grisi. Un ardore che innesta nelle visioni utopiche che interrompono la continuità storica risolvendo nelle crisi epocali da contrapporre al sonnambulismo e alla dispersione della vita nelle Città, che Francesco Grisi -come si legge nell “Intervista all’intellettuale reazionario”- definisce <<un partecipare senza integrarsi nella vita degli altri. Nelle città non vi sono padri o figli, ma vi possono essere elenchi telefonici, agenzie di viaggio, uffici di collocamento e le corti del potere.>> L“Intervista - ammonisce Tommaso Romano - è un libro profetico che risolve in autonomia sulla contemporaneità di alcuni illustri personaggi: Pound, Pirandello, Céline e Mussolini, ne fanno parte. Pound e Grisi sono due intellettuali e due libertà diverse, due maniere che pur non contraddicendosi, affrontano la vita e il senso di questa, in modo differente: Francesco Grisi ha bisogno di sentirsi un uomo fra la gente, vuole essere del Clan; Pound è la voce profetica di un cittadino del mondo esclusivo, di un tipo molto particolare di appartenere alla biosfera e al simplesso degli uomini. (Anche Francesco Mercadante è risucchiato nel vortice dell’iperuranio e nel più vasto discorso della solitudine, intrude il saggio di Gustavo Boine, a lui molto caro, sul libro “Un uomo finito” di Giovanni Papini, rivendicando a Boine il merito di avere scritto la migliore recensione di “Un uomo finito” che sia mai stata scritta, cioè una stangata iperborea all’omologa di Amendola [1912-1913]) Sulla vulcanica e creativa personalità di Francesco Grisi si dovrà scrivere molto. I posteri e la nostra fede nell’intellighenzia, chiedono giustizia. Basta pensare al retroscena culturale di aforismi divenuti famosi per comprendere il gigante che è stato Grisi. Il carisma di un alloro gli appartiene di diritto. Francesco Grisi è cattolico. Così dice della religione <<Credo in Dio perché ho bisogno della Perfezione>>; che possiamo interpretare come la necessità neovitalista di avere idee in cui credere, un cinghiale bianco da commentare, un centro di gravità permanente. “A futura memoria” è finalista al premio Strega per il senso della vita che si dipana autoritario nella trama. Scrive Grisi: <<La memoria ci accompagna, i ricordi si dimenticano.>> L’uomo è un viandante sempre in cerca del concreto e la ragione non è sufficiente, c’è anche il mistero. Dunque, una società senza eroi è destinata all’annullamento. Il leitmotiv della silloge “L’affettuoso Pensiero” cronaca – è il poeta Tommaso Romano che parla – del gesto estremo di Francesco Grisi mentre si specchia con la sua intelligenza e vede riflessa la sua effigie onomatopeica. Ma, alla fine, c’è una vandea coagulante, una personale gnome che fa anche da apoftegma: l’esperienza e la memoria che resta di tutto ciò che si è dimenticato. In questo senso, Giulio Andreotti ha colto la maestosa chiarezza del “L’affettuoso Pensiero” che ha recensito di suo pugno. Grazie.

Palermo febbraio marzo 2009 Marcello Scurria

 
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