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Considerazioni post-natalizie di un “quidam de populo”

Preside proibisce il PRESEPIO nella sua scuola.

Ci risiamo con una vicenda che ormai si ripete annualmente: sì, perché se ogni 25 Dicembre arriva Natale, rispunta insieme e puntuale un “primo della classe” che vorrebbe cancellarlo. A dire il vero ci aveva pensato subito…Erode col metodo radicale della “strage degli Innocenti” e del tentato infanticidio del Bambino; ma molti, dopo di lui, ci riprovano con tanti modi come chi vorrebbe trasformarlo nella festa pagana “della luce” o “di fine anno” o impedendo, appunto, l’allestimento del presepio.
Rimango sbalordito e indignato nel constatare come minuscoli detentori nostrani di qualche ritaglio di potere “giudicano e mandano” blaterando di “multiculturalismo”, “uguaglianza tra religioni”, “libertà”, “democrazia” e via cantando con altre parole “talismano” inventate dal Mondo Moderno. Ma la loro è stoltezza. Infatti, se – come sembra – il “signor preside” ha proibito il presepio per non fare un “affronto” allo “zero-virgola” di alunni islamici presenti nella sua scuola, ha cannato in pieno per svariati motivi che nel presente “foglietto” tento di riassumere con i “4” miei amici e benevoli lettori:
1°) perché – a fronte di quello “zero-virgola” – la stragrande maggioranza del popolo italiano, compresa quella parte che non frequenta le chiese, ama e vuole, per secolare tradizione, il presepio o il Crocifisso o gli altri segni del sacro anche nei luoghi cosiddetti pubblici come le scuole; quei segni che fanno parte della nostra civiltà che, piaccia o no, è cristiana; da 2 mila anni.
2°) perché è pia illusione, mista a molta ignoranza, credere che vocaboli propri della cultura occidentale – quali, ad esempio, “democrazia”, “libertà” – abbiano uguali peso e valore presso tutti gli islamici e gli orientali in genere; ne consegue che, se il “nostro”, in sua scienza, ha cogitato con la sparata contro il presepio di favorire il “dialogo” (altra parola magica dell’Occidente infrollito!) ignora che il vero musulmano – giustamente secondo me – si rifiuta di “dialogare” con lo stolto che, spogliandosi nudo, volontario, della sua tradizione, s’è, così, ridotto a “niente”. Ciò avviene pel motivo lapalissiano che con/sul “niente” non può esservi parola né dialogo di sorta; anzi il credente in Maometto, erede consapevole di una grande religione come l’Islam, non potrà che disprezzare lo stolto che s’è spogliato della sua! Se poi è un islamico “fanatico” o “fondamentalista”, come se ne scorgono ormai molti all’orizzonte – intendo quelli di “Allah akbar!” col coltello pronto – allora è meglio che gli occidentali ancora cristiani o già neopagani, ritornino a segnarsi la Croce alla fronte e prepararsi al peggio.
3°) perché è altra illusione che gli islamici, a contatto con gli occidentali, possano “convertirsi”. Mi domando: convertirsi a chi e a cosa se gli europei – specie gli ex protestanti riformati delle nazioni del Nord – stanno apostatando dalla loro religione per un paganesimo vissuto? Convertirsi al… “nulla”? Via, siamo seri! Alcuni, poi, che non credono alla “conversione”, essendo questa una parola di sapore eminentemente “religioso/spirituale”, sperano almeno in una più facile “corruzione” di quelli che, stabilitisi in Europa, facciano proprio il neopaganesimo di questa propagandato e diffuso ormai da tutti i mezzi di comunicazione: indifferentismo religioso, libertà sessuale, edonismo, aborto, disordine familiare, omosessualismo, ideologia del gender… Attenzione! Intanto la “conversione/corruzione” dei musulmani è ancora tutta di là da venire e da dimostrare e, qualora lo fosse in futuro per un numero di essi, l’intellettuale liquido e nichilista non tiene conto di “minoranze” islamiche, quelle “fondamentaliste”, che difficilmente si lasceranno rammollire; l’occidentale del “cupio dissolvi” (voglia di autodistruzione) forse non immagina – povero lui! – il “disturbo” che una tal “minoranza” jihadista e fanatica potrà procurare a lui per primo, al suo relativismo, alla sua quiete, alla sua libertà assoluta, al suo pacifismo, ai suoi soldi, al suo individualismo postmoderno…
4°) perché le famiglie islamiche – forse anche quelle degli alunni della scuola del “nostro” – hanno, come molti di noi, “popolo”, ben altri problemi fra le mani che andarsi ad impicciare di “cultura” o di “multicultura” o chiedere la rimozione del Crocifisso dalle pareti e del presepio; forse parecchie di esse per sopravvivere, bussano alle porte delle Caritas e delle nostre chiese che – come sempre – distribuiscono senza guardare il colore della pelle, la lingua, i costumi e la religione di chi domanda: la “multicultura”, la Chiesa – nonostante peccati ed egoismi di suoi uomini – l’ha applicata nei secoli in concreto e senza fare rumore, chiamandola “carità cristiana” esplicitata nelle “Opere di misericordia” fra le quali “dar da mangiare agli affamati”, “vestire gli ignudi”, etc. etc…”. Sono convinto che, al di fuori di tali “misericordie”, vi siano solo le ideologie di lorsignori.
Se poi il “nostro” preside, come sembra legittimo pensare, con la trovata della “multicultura” ha voluto sparare un calcio alla Religione cattolica, bene avrebbe fatto a dirlo chiaro confessando magari – che so – il suo “sessantottismo” senile e in ritardo, quell’odio che il vecchio Marx formulava nella frase famigerata “la religione è l’oppio dei popoli”; cosa che – guarda caso – ancora qualche anno fa mi è toccato di leggere quasi coi medesimi vocaboli, su “l’Unità”, organo storico del Partito Comunista Italiano e poi del Partito Democratico: “la religione come plagio di massa per il controllo sociale” (4-XI-2008); o, più di recente, ciò che lo stesso quotidiano – prima che chiudesse i battenti per mancanza di lettori! – scriveva a proposito di noi cattolici che saremmo in “beota soggezione alla metafisica della superstizione” (l’Unità” 21-II-2014). Sembra che per certa Sinistra il tempo si sia fermato! E dire che c’è stato Togliatti col celebrato discorso di Bergamo (1963) detto della “mano tesa” ai cattolici, la lettera “benevola” di Berlinguer al vescovo di Ivrea, mons. Bettazzi (1977) che, dopo tre decenni, fa ancora oggi intenerire di nostalgia alcuni ingenui frequentatori di sagrestie; i tanti “cattolici” che hanno preferito diluirsi nel Partito Democratico dei post-comunisti! Prendiamone atto: per alcuni la Religione cattolica è rimasta “superstizione” e “plagio di massa”.
Quindi il “signor preside” può stare tranquillo perché è in buona compagnia; fra gli intellettuali supponenti sono “legione”, come i demoni di Gerasa del Vangelo, quelli che la pensano come lui. A me non serve sfogliare gli appunti dei miei vecchi quaderni o i copiosi ritagli di giornali conservati da anni per scegliere “fior da fiore” e proporre esempi sull’argomento che stiamo trattando; mi basta e avanza quello, fresco di stampa, che segue: “Appello per un muro laico all’Università [di Firenze] per la rimozione dei simboli religiosi presenti in Ateneo” lanciato da “Il Manifesto, quotidiano comunista” il 11-XII-2014.
Due povere riflessioni finali: a) per certuni – quanto a religione – pare non sia cambiato nulla; b) per favore, qualcuno soffi alle orecchie di questi “signori” che sarà molto difficile scancellare le vestigia religiose dai muri delle antiche università visto che molte di queste, in tutta Europa, sono state fondate e costruite da Papi e Ordini Religiosi.

Rozzano, 6 Gennaio 2015,
Epifania del Signore


Carmelo Bonvegna

 

 

Il Sigillo anche in cartaceo

Dal prossimo 1 Settembre 2014 per conto della Fondazione Thule Cultura e dell'ISSPE presieduti da Tommaso Romano con cadenza bimestrale uscirà un periodico bimensile affidato al coordinamento del noto giornalista Giuseppe Fumia. Il titolo del giornale è Il Sigillo Cultura e conterrà recensioni prevalentemente ai libri editi da isspe e Thule e servizi informativi pagine di arte e di poesia e notizie di premi letterari. La collaborazione è per invito e il direttore fumia sarà coadiuvato nella redazione da Umberto Balistreri, Vito Mauro, Giuseppe Bagnasco, Maria Patrizia Allotta, Manuela Coniglio, Giuseppe La Russa. I testi possono essere spediti a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 

Presentazione del volume "Vittorio Amedeo di Savoia Re di Sicilia"

UMI

 

Presentazione del volume "TEMPO DORATO"

Venerdì 21 febbraio 2014 ore 18,00 - Auditorium RAI

Viale Strasburgo 19 - Palermo

Tommaso Romano

TEMPO DORATO

RACCONTARE È RACCONTARSI

Qanat Edizioni

Prefazione di Matteo Collura

Racconta un’epopea domestica, il libro che state per gustare, con un’inevitabile punta di nostalgia; un amarcord con una galleria di personaggi simili a quelli che ognuno di noi (mi riferisco ai non più giovanissimi) ha conosciuto e che difficilmente dimentica. Parla della sua educazione alla vita, Tommaso Romano, e si guarda bene dal farsi guidare dall’atteggiamento intellettuale così tanto oggi diffuso: il conformistico, e si potrebbe dirlo anche perbenistico,  politically correct. Ha del coraggio il nostro autore, visti i tempi, a dire che tra le sue letture preferite c’erano quelle di Julius Evola o dei saggisti che riscrivevano la storia del Risorgimento con particolare attenzione alla Sicilia.

 (dalla Prefazione di Matteo Collura)

Tommaso Romano (Palermo, 1955) è docente di Filosofia e scienze umane nei licei. Saggista e poeta, autore di numerose ricerche e raccolte di testi in volumi, dirige le riviste “Spiritualità & Letteratura” e la “Rassegna Siciliana di Storia e Cultura”. Cultore di Storia siciliana e in particolare palermitana, ha curato, per altro, Romagnolo e dintorni (due edizioni, 1997 e 2007) la prima raccolta organica di quel territorio dalla storia negata.

Interverranno:

Nino Buttitta

Gaetano Basile

Modera: Alberto Samonà

Voce recitante: Fosca Medizza

Intermezzo musicale al pianoforte

 

invito-Romano-Rai

 

Presentazione del libro di Nino Aquila "Luna Nuova" (Kalòs)

lunanuova-aquilaMartedì 22 Ottobre 2013 ore 17:30 presentazione del libro di Nino Aquila "Luna Nuova", Steri (Palazzo Chiaramonte), Aula Magna, Piazza Marina 61, Palermo.

Introdurrà il Magnifico Rettore Prof. Roberto Lagalla

Interverranno: Prof. Salvatore Di Marco, Prof. Salvatore Lo Bue, Prof. Tommaso Romano

 
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