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Master Universitario di I Livello: Information and Communication Technology per la Valorizzazione e la Gestione dei Prodotti Culturali

Gentili amici, vorrei sottoporre alla vostra attenzione il Master di I° Livello dal titolo "Information and Communication Technology per la Valorizzazione e la Gestione dei Prodotti Culturali", organizzato dalla Facoltà di Architettura di Palermo, in collaborazione con l'Associazione Itinera che da tempo è partner della Fondazione Thule Cultura. Il Master è Universitario di I° livello (cioè aperto a chi possiede laurea triennale, magistrale o vecchio ordinamento), conferirà a chi lo porterà a termine 60 cfu, e prevede una selezione per l'accesso ad uno dei 25 posti disponibili. Riporto di seguito il comunicato stampa del Presidente di Itinera

"Al via il bando per la partecipazione alla prima edizione del master di I livello in Information and Communication Tecnology per la valorizzazione e la gestione dei prodotti culturali.

Il master universitario promosso dal Dipartimento di Architettura dell’Università degli studi di Palermo, organizzato con la collaborazione dell’Associazione Itinera di Palermo, è indirizzato a tutti gli studenti di specifiche facoltà universitarie (come da bando allegato), che abbiano già conseguito una laurea triennale o specialistica di nuovo o vecchio ordinamento.

L’obbiettivo del master è quello di formare una figura, che sappia integrarsi all’interno del mondo del lavoro, configurando una professionalità che sia capace di gestire la comunicazione dalla progettazione alla realizzazione di un particolare evento.

All’interno del percorso di master si avrà la possibilità di entrare in contatto con realtà concrete di progettazione di eventi a 360°, per prodotti culturali, manifestazioni o semplicemente creare e gestire canali di comunicazione, con la possibilità di stage e coadiuvati da un personale docente altamente qualificato, non solo parte dell’università, ma per far si che ci sia esperienza lavorativa diretta, parte del personale docente appartiene ad una realtà lavorativa e imprenditoriale concreta.

Oggi, nel mondo del lavoro, è richiesta la presenza di personale altamente qualificato, non solo dal punto di vista intellettuale, ma anche pratico-lavorativo, una figura che sappia spendere le proprie conoscenze non solo come proprio bagaglio, ma che riesca a metterle a servizio di tutti integrando ad esse una preparazione pratica, tecnica con cui far fronte a tutte le difficoltà che, oggi, la nostra realtà presenta; ma non solo, l’oggetto di tutto lo studio teorico ma soprattutto pratico, appreso nei corsi universitari e post laurea, deve poter creare una propensione innata verso l’imprendorialità e l’innovazione lavorativa personale, con la certezza di appartenere ad una classe di professionalità che sappia fare delle proprie conoscenze il proprio ingegno, ma soprattutto il proprio lavoro per costruire il futuro."

E' possibile visualizzare il bando al seguente indirizzo; www.associazioneitinera.it  -- Costo del Master € 2.600,00 pagabili in tre rate

 

 

Dirigere la propria vita come una stanza dei bottoni - di Marcello Scurria

di Marcello Scurria

Piero Scanziani, Nella stanza dei bottoni, Elvetica edizioni.

 

Scrivere di Piero Scanziani e della sua opera, mi ha sempre coinvolto. Infatti, non è la prima volta. Tutta la sua produzione narrativa e saggistica sottintende o insegna a dare senso alla vita.

Il saggio Nella stanza dei bottoni, come dirigere positivamente la propria vita, deriva dalla selezione di tre testi precedenti, frutti filologici di viaggi, dialoghi e ricerche «che da prima parevano essere fuori dai nostri programmi, ma poi ci si imponevano come necessari», corretti e stampati in tre titoli: L’arte delle longevità, L’arte della giovinezza, e L’ arte della guarigione.

Ciò che Piero Scanziani e la moglie Gaia Grimani scrivono poi a quattro mani, è un manuale pensato per spiegare e fare beneficiare degli effetti balsamici che la psychognosis ha sul corpo, sulla salute e sullo spirito di chiunque. Dall’uomo comune ai centenari, Nella stanza dei bottoni insegna la tecnica fai da tè che, praticata ogni giorno, assurge ad autognosi:  «L’autognosis si può definire conoscenza di sé. E’ una tecnica interiore propria della psicognosis che in un certo modo si ricollega a quello che i Saggi greci scrissero a lettere d’oro nel tempio di Apollo: conosci te stesso.»

Nella stanza dei bottoni è un manuale talmente empatico da avvertirsi subito straordinariamente familiare, al punto da sperimentarlo durante la lettura. Tuttavia, Piero Scanziani e consorte, sono attori dei molti di più racchiusi fra gli estremi dell’esoterismo e della quotidianità, intesi a dare senso alla vita. Un salto di qualità motivato dall’intento pedagogico che muove da un empito genuinamente filantropico volto a liberare l’eccellenza assopita che attende il risveglio con la ricerca interiore applicata, contraccambiando  l’impegno dell’ introspezione in termini di catarsi rivelata.

Ma, vi chiederete, perché non dubitare? Mettiamola così: la vita di Piero Scanziani è costellata di eventi difficilmente riproducibili che non sono epifenomeni, ma autentici primati intesi ad escludere ogni dubbio sulla affidabilità del pulpito e sulla correttezza morale del suo altruismo.  Scanziani spiega, tesse, opera con la certezza del legislatore che alla violazione della regola fa corrispondere il fallimento dell’azione. Come la violazione della legge prescrive il contrappasso, la mancata osservazione dei precetti psicognostici comporta l’annullamento dell’io, la pena esistenziale.

Quindi, d’accordo con il postulato, è diligente chiedersi:  è lecito l’insegnamento di un magistero che si rivolge indistintamente al genere umano col quale condividere (o confutare) la messe di paradigmi utili a dare senso alla vita umana, dato che il libero arbitrio prescinde dal mero istinto? Chi è tanto virtuoso da essere al di sopra di ogni sospetto e di ogni speculazione?  Convenite che non sono domande da poco.

Il proposito è talmente alto da investire tutto lo scibile intitolato alla carriera dell’uomo che su questa terra è soprattutto storia di brutalità.

Il fatto è che Piero Scanziani, cioè la sua historia, incarna l’esatta corrispondenza fra ciò che è proposto e la personale esperienza. Si tratta di casi che non ammettono calunnie; fatti notori come il figlio Gabriele nato alla veneranda età di settantatré anni; di vere sofferenze come otto operazioni chirurgiche e di autentici successi come la vendita di un milione e mezzo di copie; di esperimenti riproducibili come la vandea del mastino napoletano e di testimonianze incontaminate come la personale conoscenza di premi Nobel e di molte personalità carismatiche realmente esistite e ancora viventi.  E allora, inutile dubitare.

Per esempio, in L’arte della longevità leggiamo (questione riconducibile al manuale) che «non esiste nemmeno l’andropausa, come regola fissa. […] Peter Czortan vissuto fino al 1724 ebbe l’ultimo figlio in età di 86 anni, vivendo poi oltre i cento. Il caso più clamoroso è citato in Norvegia dove un ultracentenario morì lasciando il suo figlio più giovane di 9 anni e il più vecchio di 90. […] Henry Miller a 76 anni sposa una deliziosa giapponesina di 28 con la quale vive felicemente fino ai 90…»

Ecco, distinguiamo l’esistenza, dall’esperienza. E’ quest’ultima, è il modus con il quale inveriamo l’io, che dà senso alla vita. Il tempo anagrafico carico di cicliche pene, può distinguersi dal tempo circoscritto al , cioè il tempo che l’io ha impiegato per affermarsi attraverso la  realizzazione del ruolo che si fa historia e, quindi, serenità, gioia, felicità. Se bisogna essere eroi di sé stessi, non è un caso che sia l’Elvetica edizioni a pubblicare la produzione di Scanziani. Per le esigenze di stile, deve rinunciare alla tecnica narrativa del show, don’t tell, e diventa editore con sede a Chiasso. Descrivere senza dire, per Scanziani non è solo una tiritera, ma anche una sfida alla prammatica editoriale, una coraggiosa scommessa contro l’ortodossia di mercato. I suoi romanzi si sviluppano intorno al rovesciamento, la tecnica narrativa consentanea ai segreti dell’anima o ai turbamenti del carattere.

Nella stanza dei bottoni, come dirigere positivamente la propria vita, scrive intorno a questioni che Piero Scanziani e Gaia Grimani hanno sperimentato personalmente: «Dove il corpo e la psiche più si approssimano avviene la trasformazione miracolosa.»

Elenca regole pensatorie, proprie del cuore psichico che preferisce il desiderio alla volontà per vivere a lungo, per sentire il corpo comprese le ghiandole e certe zone del cervello,  per sorrider(si) allo specchio. La mente psichica trascende, è oltre l’obiettività e l’immanenza del proprio corpo riflesso: «In verità, la psiche, lungi dall’essere meccanica, è in rapporto con un’intelligenza universale che, tramite ogni singolo, s’individua come a ciascuno occorre, dai cristalli ai vegetali, dagli animali agli uomini. La ricetta dello specchio merita d’essere sperimentata: insegna anche a non identificarci troppo col nostro corpo, a sorridergli e a sorridere.»

Insomma, dalla psicognosi che interagisce con la noosfera, alla autognosi, la cinta di applicazioni che potenzia la memoria, cura l’insonnia, libera dalle ossessioni, aiuta nelle relazioni di lavoro e altro ancora.

I libri esoterici di Scanziani non nascono e non muoiono di vita propria, proprio come il senso della vita è dove risolve tutta la dottrina, tutta l’enciclopedia, tutta l’esperienza. In una parola, conoscenza.

Una vocazione comune agli uomini eccezionali compulsi nella condizione di essere fuori dal coro, perché la stragrande maggioranza del genere umano non vive, ma sopravvive. Occorre avere fede, credere nella forza delle idee e nella capacità che ha la psiche di intervenire sulla materia. Chi ha già intrapreso questa strada, infatti, ha molto da insegnare e il bisogno di incontrare simili personalità facendo la reciproca conoscenza, è un intento che non si esaurisce nella visita, più o meno duratura. Agli incontri seguiranno i viaggi, le interviste, le conferenze e le relazioni editoriali. La serie di appuntamenti che è sinonimo di lavoro e di ritorno economico per le parti che dovranno accordarsi e firmare, per esempio, un contratto. Scanziani non deroga alla natura capitalista della società occidentale e Nella stanza dei bottoni, come dirigere positivamente la propria vita, insegna «come condurre qualsiasi trattativa» applicando la psicognosi alla negoziazione: «Volenti o nolenti, dobbiamo sempre trattare... »

Insomma, l’eccellenza va divulgata, e l’impegno a documentare i costrutti del libero individualismo, prova quanto sia importante e contemporaneamente raro essere entronauti, il neologismo che ha dato il titolo all’omonimo romanzo di Piero Scanziani, ben presto diventato d’uso comune per conoscere colui che si guarda dentro, capire come è fatto e cosa alberga di buono dentro ciascuno di noi. Tutti gli entronauti capiscono la vita.

Un precetto: «Prima ancora che l’abbondanza ti colmi, ringrazia. […] Importa ringraziare come se già avessi ricevuto, quando ancora non v’è.» Meglio iniziare la giornata augurando a sé stessi che «Ogni giorno tutto mi va di bene in meglio. Grazie!»

 

Palermo Fondazione Thule 16 novembre 2009 –  5 febbraio 2010

 

Mosaicosmo di Marcello Scurria

di Marcello Scurria:

 

Essere nel Mosaicosmo, dialoghi con Maria Patrizia Allotta e Luca Tumminello con una testimonianza di Arturo Donati.

 

Oggi parliamo di «Essere nel mosaicosmo». Che significa, essere nel neologismo «mosaicosmo», un encausto in fieri, simbolico mosaico vitalista in movimento perpetuo, «attivo dentro», cioè espansione intellettuale e spirituale da condividere e fare interagire con altri «mosaicosmi» e cosmi. «Nel mosaicosmo», Tommaso Romano c’è già. Il suo cosmo è un già un mosaico completo di vita vissuta da poeta, professore, critico letterario, talent-scout, intellettuale, conferenziere, filosofo,  uomo politico, maestro spirituale e padre di famiglia, che tuttavia, continua inarrestabile a produrre tessere da incastonare. E insieme capiremo perché.

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«Mosaicosmo» è subito sinonimo di sintesi. Deriva dalla sincrasi delle parole mosaico e cosmo per il neologismo nato dall’apocope della parola mosai-co. Dunque, un  cosmo tratto da due singolarità che concorrono a formare il «mosaicosmo». Dal punto di vista figurato, un cosmo comminuto come un puzzle, e ricombinato nel «mosaico» fatto di momenti illuminanti, frammenti d’esperienza e prerogative professionali facenti parte di una molto più grande dinamica esistenziale.  Allegoricamente, un mosaico completo, rappresentativo di vita, morte e miracoli.. Metaforicamente, tutte le tessere innestate a formare l’unica enciclopedia, l’unica cosmogonia riferibile al professore Tommaso Romano, entità deontologica e gravitazionale di qualsiasi altro «mosaicosmo» voglia intendersi sui paradigmi.

«Essere nel mosaicosmo» {[(di un possibile sistema solare)]} è dove risolve il puzzle esistenziale che compone il pianeta all’incastro, i cui i confini delle terre emerse sono a poco a poco sempre più evidenti, scolpiti sia dall’immanenza di secondi illuminanti, che dalle paturnie di giorni, sia dalle contemplazioni estetiche, che dalle elaborazione di pensieri altri da approvare, partecipare o confutare.

Dice Tommaso Romano: «Noi costruiamo la nostra tessera – infinitesima se vogliamo – rispetto alla storia del mondo, però la costruiamo.» Cioè, un cosmo dinamico e in equilibrio con i «mosaicosmi» in itinere, non defunto nell’immobilità dello spazio, bensì concorrente all’esistenza di una galassia fatta di molti costrutti vitalisti costantemente in evoluzione interdisciplinare.

Un concetto ancora astratto, che  Maria Patrizia Allotta vuole chiarire: «Dunque, ciò che non è Dio e non è uomo, è cosmo.»

E’ meglio insistere per intenderci meglio: «essere nel mosaicosmo» significa vivere il proprio pensiero ed essere una coscienza viva guidata dallo spirito, dal senso della fede, dalla fiducia nella cultura, dalla forza delle idee e dal senso che ciascuno di noi sa dare alle cose. Però, attenzione, a non esondare in deliri d’onnipotenza. L’uomo - «mosaicosmico» è facitore della propria realtà; un’immanenza pregna di pensiero, di ideali, di vita vissuta nel modo più consono a non farsela scorrere addosso. In questo senso, «mosaicosmo» vuol dire realizzare sé; ed «essere nei mosaicosmi», quindi, significa essere una società, naturalmente pacifica e felice, perché realizzata, di qualità, capace di autodeterminarsi e di evolversi costantemente in arcadia.

Questo è il messaggio principale. E durante l’intervista, l’uomo Tommaso Romano risponde umilmente. Ma dall’alto di una sapienza che avvolge il suo «mosaicosmo» e che non dirada, anzi assevera ed insiste con citazioni sull’abbagliante lucore delle virtù intellettuali, di comportamento ed etiche che contribuiscono alla formazione di «mosaici - sé» ancora incompleti e quindi, ancora senza «cosmo».

Leggendo i dialoghi, è subito chiaro che il «mosaicosmo» è una meta che dura tutta la vita. Un traguardo che si raggiunge soltanto calpestando il cammino che costa impegno, volontà e costanza. Un percorso multicolore e, come si evince dalle tappe ontologiche, anche multifase,  molto oltre le canoniche orale, anale e genitale.

Il «mosaicosmo» è segnato dal pensiero forte, consapevole dell’io e delle motivazioni che inducono all’autostima. Pensiero attante, non meramente passivo o vittima dello sciacallaggio mediatico; un fare libero da superstizioni, superficialità e ignoranza. Principi che privilegiano scelte; che delineano logiche; che si affidano a paradigmi umanistici; criteri formativi delle determinazioni. Questioni e problematiche incanalate nel sé, espressioni del libero convincimento, frutto di riflessione, studio e ricerca. Insomma, momenti maturi. Ovvero la maturità. (pausa) ...Che non si comprende di avere raggiunto, se insieme alla capacità di autodeterminarsi, non regna anche il senso non egoistico di soddisfacimento dell’io, l’altruismo spontaneo tipico del «mosaicosmo» che precede il  pianeta di un probabile sistema solare o cosmico.

Dice Tommaso Romano: «L’unicità dell’uomo è data dalla sua libertà di determinarsi» e aggiunge, «L’unico vero limite è dato dal rispetto assoluto che si deve all’integrità fisica, morale e spirituale di ogni altro essere.» Purché abbia un senso, la vita è tutta qui. «C’è sempre un motivo valido per dare senso alla nostra esistenza. ... Un senso del senso», che può perfezionarsi sino alla leggerezza dell’essere. Chi entra nel «mosaicosmo» è vicino alla verità, e chi si scopre una parte del cosmo, è un uomo libero.

La ricerca della conoscenza continua con la conquista di spazi - tempi sempre più altri, sempre più «cosmici». Prerogative o ripercussioni che, come Luca Tumminello ci ricorda (inizialmente, prima di fare la domanda vera e propria), incarnano gli stereotipi dell’eccellenza storica e secolare, modelli sociali o stereotipi esistenzialisti, tramandati in vario modo ed entrati a fare parte della nostra dottrina e di quella dell’umanità tutta: «Sia la via ascetica del puro distacco, sia la via eroica dell’azione pura, sono ricerca del valore assoluto e verace della vita, sono cammino di sacrificio. Non crede che il nodo gordiano del decadimento etico dell’uomo nel mondo moderno sia riconducibile ad una idea di facile pseudo-felicità separata dallo spirito di sacrificio?»

Una domanda che fa subito pensare a biografie e agiografie eccellenti, a forze d’animo sociniane, a personaggi della letteratura e della scienza i quali, seppure rappresentanti di una minima percentuale dell’umanità [ergo: non del «mosaicosmo»] ci rendono orgogliosi della carriera dell’uomo su questa terra. Questa della percentuale, è una questione che, senza infamia e senza lode, è implicitamente nella gnome dei dialoghi con Maria Patrizia Allotta e Luca Tumminello, i quali, d’accordo Tommaso Romano, insistono nel monito pedagogico della realizzazione di sé.

I dialoghi, dunque, si rivolgono ai giovani studiosi, agli uomini di buona volontà, alle intelligenze brillanti ed ai caratteri carismatici, insomma, a tutti coloro i quali potrebbero fare parte  di un futuro eventuale che oltre ad essere vissuto, sia anche partecipato: «Studierà e avrà successo, non solo economico, chi saprà veramente, nella scuola come nella vita e nella professione, ridando ad ogni professione o lavoro manuale – a tutti i livelli – quel ruolo, quel prestigio, quell’autonomia del “pensare in grande” cui tutti dovrebbero aspirare.» In tal senso, emblematica è la testimonianza di  Arturo Donati, un altro lume della Palermo carismatica che, come si legge alla fine del libro, testimonia il lucore della «citazione garbata e colta amministrata ad arte», scevra «da qualsiasi cedimento alle ricorrenze comuni e alle facili sintesi.»

In senso lato, «essere nel mosaicosmo» implica la gioia di fare e, proprio per questo,  ciascuno farà  bene, anzi benissimo,  la sua parte. Allora, il salto di qualità sarà vicino e la svolta girerà lo sguardo sugli orizzonti delle speranze, sul piacere tanto umile quanto esaltante, di prendere le mosse da ciò che ditta dentro, ravvisando con gli occhi della mente «l’eroismo dell’azione.» Una deputazione possibile solo al genere umano che da Dio ha ricevuto l’esclusiva del libero arbitrio. Nessuna violenza. Piuttosto, il diletto dell’intelligenza e la soddisfazione in interiore homine che si innalza sino alla felicità: «è eroe anche colui che nel quotidiano vive la realizzazione di sé. Non bisogna pensare all’eroe come colui che compie atti straordinari. L’asceta è colui che sa leggere dentro sé stesso.»

Ma ci vuole rigore. Quel tipo di rigore che è sinonimo di serietà e ci fa sentire degni. Come nessuno può sperare di diventare un grande pianista studiando mezz’ora al giorno, allo stesso modo nessuno potrà «entrare nel mosaicosmo» senza incarnare l’eroe di sé stesso che affronta «con dedizione, con serietà, con spirito di sacrificio autentico le questioni concrete della vita.» L’eroe si riconosce; egli non ha la coscienza viziata di nichilismo. Che sia chiaro. Questo è un paradigma importante: chiunque si occupi della realizzazione di sé, è un eroe perché è facitore del proprio ruolo.

 

Tommaso Romano, è saggio, è una personalità tutrice di ogni intelligenza che faccia mostra del proprio amore per la vita. Da Seneca a Julius Evola, da Nietzsche a Francesco Grisi, Tommaso Romano illumina con la sua presenza e solidarietà, le galassie del pathos sofferto per «abbandono dell’effimero e del puro interesse materiale inteso come finalità assoluta.»

Allora, Tommaso Romano è mentore; e come un maestro si trasforma in stella cometa, semina amore mentre contemporaneamente raccoglie tutti i semi della gioia che sbocceranno in prevedibili «mosaicosmi»; e senza colpa, con la «coscienza votata al bene», attende chi si farà il grand’uomo che parla delle idee. Gli uomini migliori parlano delle idee, chi è normale parla dei fatti; ma il proletariato incosciente o la plebe incolta [s]parla degli altri. La stura all’autodistruzione cosmica, parte dall’ignoranza. «Nulla è più terribile dell’ignoranza attiva» disse Goethe, e anche Nunzia Scalzo ricorda in un editoriale che «uno stupido è uno stupido, due stupidi sono due stupidi, diecimila stupidi sono una brutale forza storica.»

Ecco, «sottovalutare l’io è come annullarsi o eclissarsi. L’io è presenza in tutti i domini e l’io è libertà non declinabile separatamente.» Stupendo. Io che leggo l’intervista, capisco quanto sia straordinario anche nella risposta che segue alla domanda retorica di Maria Patrizia Allotta: «Ma la dimensione collettiva, allora, che valore ha?» E Tommaso Romano alla fine di una digressione risponde: «Dio non giudica secondo le apparenze, e l’uomo interiore può continuare a crescere anche quando quello esteriore va in rovina.»

Al poeta e critico letterario Tommaso Romano, devo il mio battesimo di scrittore a Palermo, quando, nel lontano 2003 mi scrisse la prefazione e presentò il mio secondo romanzo Continentaria. Dopo questo evento, per me molto importante, essendo animato da sentimenti di sincera stima e riverenza,  ho continuato a chiedergli di condividere il mio percorso creativo che tuttora, tra gli alti e bassi del mio «mosaicosmo», si riferisce a lui, al Maestro. «Il maestro è necessario. E la privazione dell’autorevolezza del maestro è una delle perdite del nostro tempo. ... Io, comunque, ho avuto la fortuna di conoscere personaggi straordinari. ... Tutto questo dà la dimensione dell’importanza del magistero umano a cui conformarsi totalmente: il vero senso dell’insegnamento sta nell’occasione offerta per intraprendere poi un cammino autonomo ... L’importante è riconoscere sempre il legame con il maestro.» Altresì, è un uomo politico sui generis, molto lontano dallo stereotipo di governo al quale siamo abituati. Sono d’accordo. E non riesco fare a meno di essere nei suoi confronti sollecito, attento, sodale e responsabile. Quindi, ho partecipato moralmente e con entusiasmo pubblicistico alla  «Diaspora necessaria», scrivendo anche molti articoli sugli «Incontri con l’autore» organizzati e offerti all’attenzione dei cittadini palermitani e siciliani durante il suo assessorato ai Beni Culturali per la Provincia Regionale di Palermo e poi per la Città di Palermo.

Come ho scritto nel mio saggio dedicato a Le cose dell’uomo, la poesia di Tommaso Romano, Il Grappolo edizioni (2008), è un filantropo capace non solo di scrivere capolavori, ma anche di essere un grande uomo politico: «Siamo tutti chiamati, in quanto parte della comunità, alla politica, a servire umanamente la città degli uomini, a partire dal compiere responsabilmente e con coscienza i compiti che ci siamo assegnati nella polis. ... Ha ragione ancora Zoja quando dice che nessuna vera società può fare a meno di una autentica educazione al bello.»

«Essere nel mosaicosmo» non può prescindere dalla bellezza. Il bello è un valore assoluto che accomuna nella sensibilità della percezione e nell’interpretazione simbolica – semantica che esprime il manufatto. La bellezza, il bello, certamente è stata uno dei motivi istantanei di empatia con il professore Tommaso Romano: «La bellezza non è solo un concetto (pur altissimo e legato alla critica della prassi), è un quid che contempla lo stupore della percezione. ... Difficilmente senso e sostanza della bellezza possono essere messi in discussione da una pur avvertita e legittima solidarietà. ... Ridurre la bellezza a mera ipotesi di soggettività,  è come rinunciare a quella meraviglia che ... arriva all’io.»

Qui si discute di Arte. Compito dell’artista è quello di dimensionare l’osservatore alla comprensione dell’assoluto. Il relativismo dell’arte è opinabile. Come dico sempre: «è bello ciò che è bello e non quello che piace.»

Ma più che mai, corrono tempi di decadimento semantico dell’arte, sopraffatta dal fanatismo nominalistico. L’arte, secondo Tommaso Romano e altri, me compreso, sono tutt’altro che un mero prodotto da mostrare. Che esista il manufatto artistico, non significa che sia bello, né che sia un’opera d’arte. Il fanatismo di vario genere, ha propinato autentiche brutture dissimulate per opere meritorie. Mi spiego meglio: è’ indicativo che esistano identità fra un artista che interpreta la bellezza, e il senso assoluto del bello, quasi esistesse un intelletto cosmico capace di pontificare meccanismi di comunicazione fra tutti i creativi. Per esempio, è certo ed è documentato statisticamente, che sono state realizzate forme apollinee autonomamente decise da un artista, come se fossero state commissionate da uno scienziato, il quale, indipendentemente e da una altra parte del globo, era impegnato in un altro tipo di empirismo e di interpretazione della realtà fenomenica. Telepatia? Non credo. Ciò, invece, potrebbe accadere perché la bellezza è un valore assoluto, se non uno status a priori della conoscenza. La bellezza è un’idea semplice e naturata, alla quale il vero artista dà forma e costrutto. Allora, l’opera finita, rende l’artista  «co-creatore» della natura, la quale  è tanto perfetta quanto semplice, al pari di un’equazione di fisica o della leggerezza logica della matematica. Non è un segreto che l’antimateria di Paul Dirac sia espressa da una equazione che assevera l’intrinseca semplicità delle leggi fondamentali della materia, così come Galileo Galilei, secoli or sono, disse che «il linguaggio di Dio è matematico.»

Dice Tommaso Romano: «E’ proprio quel senso della totalità (opposto all’oppressivo concetto e pratica del totalitarismo imposto con la violenza) che può venire – attraverso l’arte figurativa e scultorea, la poesia, la musica – l’incontro dell’uomo con il mondo, il cosmo, senza per questo vedervi utilità, scopo ... capaci di farci ascendere attraverso la rivelazione della rappresentazione al superamento dell’ordinario ...»  Come dire, che il  «mosaicosmo» fa l’apologia della conoscenza. In ogni caso, uno svelamento; un chiarire le vicende dell’uomo che ha oltraggiato e oltraggia sé stesso, andando contro natura e abiurando alla [sua] umanità.

L’intervista è fatta di dialoghi senza veli e senza alterchi, costrutti del passato e del presente utili a suggerire (probabili) verità da intendere consentanee e da coltivare per il futuro eventuale, pacifico e facitore di amenità. «L’umanesimo sociale autentico, è il superamento del falso egoismo»,  «scrivere poesia o scrivere racconti è molto meglio che drogarsi» e  «quando si scopre il mistero, l’emozione, tutto ciò che appare bello, è sempre frutto di una sorta di consacrazione.»

Il «mosaicosmo» non emula spazzatura. Ciononostante, attraversiamo l’epoca della tecnologia e della massificazione mediatica che annulla le coscienze e produce in termini umani, molta bassezza, tanta ignoranza, «elimina l’orizzonte della totalità, l’approdo verso l’ascolto e la comprensione del senso della vita.»

Frattanto,  Maria Patrizia Allotta mormora: «Un quadro sconsolante... ».

I temi discussi non sono insoliti e sarebbe contraddittorio supporre che «essere nel mosaicosmo» non partecipi delle molte tessere già incastonate nelle opere - parti - cosmiche della produzione letteraria e poetica di Tommaso Romano che già «è nel mosaico», insieme a Maria Patrizia Allotta e Luca Tumminello che ne completano «il cosmo». Non mi pare un concetto difficile da capire. Perciò lo scrivo. A Tommaso Romano ho chiesto personalmente se fosse d’accordo. Quindi, come è accaduto ad altri, anch’io mi sento parte del «cosmo» di Tommaso Romano: La finestra sul Cassero 1997; Pellegrino al Pellegrino 1998; Torre dell’Ammiraglio 2002; La diaspora necessaria; L’oro del mosaico 2004; Il fare della bellezza 2006; Scolpire il vento 2008; Itinerari metapolitici 2008; Esmesuranza... eccetera eccetera, mi fanno consapevole del «mosaico» e del «cosmo». Luca Tumminello sostiene, che «essere nel mosaicosmo è un dialogo libero da ogni costrizione che possa impedire di aprire le ali al nostro essere». La novità dell’intervista, che a ben vedere è un vero e proprio raffronto con il resto del mondo, sta nell’intrusione di nuove tessere chiare e dimensionate, intenzionate ad alleviare le pene sofferte dall’umanità nei secoli dei secoli, aprendo innumerevoli spiragli «mosaicosmici» di speranza.

«Oggi manca soprattutto quella coscienza visione e ricerca che l’uomo deve porsi come necessitata alla scoperta di sé, alla profondità del proprio sé e della ricapitolazione totale del mondo e della imprescindibile trascendenza. ... Etica è non toccare l’altro; non delirare in onnipotenza; non distruggere ma edificare. ... E’ paradossale: nel mondo finito in rete i recenti leviatani, i padroni del pensiero [l’intelligenza stessa, diceva Marcel de Corte, è in pericolo di morte] i grandi fratelli, ... hanno procurato con l’anestesia di massa nuove e forse più gravi schiavitù del passato, questa volta indotte ... verso l’oblio della coscienza critica.» E ancora: «L’ho detto e lo ribadisco: nessuna tessera è uguale all’altra ... come ognuno di noi è differente dall’altro e sicuramente non per gerarchia razzistica, ma perché vige organicità nel Grande Disegno che consiste nel vivere ognuno secondo la propria natura, secondo le proprie attitudini, secondo i propri sforzi, i propri miti e credenze ... Ci avviamo drammaticamente a grandi passi verso una società senza padri. In un lucido intervento dal titolo Eutanasia di quel che resta del maschio Alain de Benoist ... compie una disamina incontestabile e scrive che i sessi sono complementari-antagonisti. ... L’indifferenza sessuale, cercata nella speranza di pacificare i rapporti fra sessi, fa scomparire tali relazioni, generando così, confusione nelle identità sessuali.»

Insomma, signore e signori,  lettori e lettrici, facciamo tesoro del  «mosaicosmo»  che alberga in ciascuno di noi o che, più semplicemente, attende di essere manifestato anche sotto forma di  «compagnia capace di porgere doni in modo disinteressato.»

 

Palermo, 2-5  novembre 2009 - 5 febbraio 2011

Marcello Scurria

 

Eduardo Paladino e Vito Mauro in “Orme del tempo”

fonte: www.vivienna.it

Ciminna, in provincia di Palermo, dopo Terrasini, Bisacquino, Giuliana, ha trovato i suoi cantori attraverso foto e liriche. È stato Vito Mauro, (nato a Ciminna 1955), a curare il volume di foto e pensieri, che mostra l’impegno e l’arte di un poeta – fotografo autodidatta, Eduardo Paladino, (nato a Ciminna 1958), che consegna all’archivio storico-fotografico del mondo contadino siciliano le “Orme del Tempo” un racconto per immagini, come l’autore ha voluto denominarlo (1).

La fotografia, come arte, sempre più conosciuta, in Sicilia, ove trova nuovi cultori, dell’essere e dell’apparire, quasi a fermare la storia delle vicende umane, ad eternare momenti “istantanei” del continuo procedere della vita, in una lotta contro il tempo. Terra meravigliosa, la nostra Isola, si presta ad essere rappresentata, analizzata, scandagliata per i presenti e o per quelli che verranno a viverla ed a visitarla in futuro, quasi per un maniacale amore per la sua bellezza, da conservare e non deturpare (2).

Ed è stata la passione per i libri, le tradizioni, i mestieri, l’amore per il territorio e la comunità di appartenenza, con tutte le opere dell’uomo, quella che ha unito i due operatori culturali, Paladino e Mauro, studiosi vissuti nel centro dell’Isola, a Ciminna, in provincia di Palermo, a segnare quanta cultura, dedizione, fatica creativa ed attenzione può nascere e svilupparsi per l’ambiente, il paesaggio, il lavoro, nel fermare il tempo e consegnarne qualche pagina, quasi come insegnamento per i distratti abitatori delle città-metropoli, e come messaggio accorato di richiamo per i figli degli emigrati siciliani. La passione per la fotografia, l’attaccamento ai valori della comunità di appartenenza, la sensibilità artistica hanno unito, Eduardo Paladino e Vito Mauro, in un’opera ricca di significati, di suggestioni, che rivelano una nuova identità della Sicilia trascurata, talvolta, dai suoi abitanti, quanto amata da alcuni spiriti eletti, diffusi in ogni angolo del territorio, inconsapevolmente autentici storici, apprezzati dai visitatori, dai letterati, dai poeti, dai registi cinematografici.

La Sicilia degli antichi visitatori e dei molti conquistatori, ricordata e recuperata da quanti per il lavoro l’hanno dovuta abbandonare. E Ciminna, il paese dei Nostri due artisti, ha già fatto da sfondo a Luchino Visconti, per il “Gattopardo” e a Tornatore, con la chiesa di San Vito, che dalla collina protegge Ciminna e che il regista ha inserito nel film Baaria, come già avvenuto a Palazzo Adriano, per Nuovo Cinema Paradiso, e a Bisacquino, per ispirare, con i valori della terra difficile, Frank Capra (4) (F.Russo in Sicilia Mondo n. del 2010) e, con i segni dell’immaginazione letteraria, Silvana Grasso (6) prima ancora di riviverli nelle foto di Paladino. Ora le immagini del Nostro, nella trasposizione storica-letteraria curata da Mauro, riprenderanno le strade degli emigranti e raggiungeranno i Siciliani che vivono in Belgio, in Germania, in Inghilterra, in Svizzera, in Canadà, negli USA, nel Sud America, in Australia. E Mimmo Azzia, l’instancabile direttore di “Sicilia Mondo”, ambasciatore culturale dei siciliani che vivono in tutti i continenti, potrà ricordare ai corregionali che l’Isola, dalle lontane loro origini, li attende, con la bellezza dei suoi paesaggi, con il recupero delle “Orme del Tempo”, che gli artisti immortalano con le loro immagini, con i musei della tradizione contadina, (Bisacquino Il Museo contadino) con le foto che segnano la fine del secondo millennio ed aprono i primi decenni del Terzo.

Dalle foto-ricordo nasce tanta nostalgia per un ritorno, in Sicilia, magari per contribuire, ancora, a cambiare il volto della comunità con altre arti, professionalità, culture e colture, espressioni delle più diverse nazioni, con le quali camminare assieme per lo sviluppo e la pace, come avvenuto, in questi giorni, a Marineo con la presentazione da parte del sindaco F.Ribaudo, il volume “ Terra, frumento e pane. Il ciclo del grano”, la cui storia è stata curata da N. Di Sclafani, F. Vitali, C. Greco, N. Scarpulla, N. Benanti.(6)

Per il Comune di Ciminna e la locale Pro Loco, Paladino e Mauro, un giorno o l’altro, immetteranno in internet il loro lavoro e sarà una ulteriore occasione, perché la loro fatica svolga anche un’azione culturale e promozionale per visitare la terra degli autori, i musei della civiltà contadina, il recupero di arti e mestieri mediterranei e forse per insegnare a non disperdere il valore della famiglia e a riscoprire il lavoro, come dono dell’intelligenza, dei talenti, dello studio, della conoscenza, della fatica dell’inventare e del creare artistico. E le prime mostre personali di Paladino, appena sperimentate in USA –Detroit e in Canada a Windsor, troveranno, in altre nazioni e continenti, i luoghi a cui portare un messaggio di storia e di cultura di Sicilia.

Le foto di Paladino, ospitate a Monreale dal sindaco Toti Gullo e dal consigliere provinciale ing. Giuseppe Mortillaro e ripresentate da Vito Mauro nel ristorante del museo etnografico La Rocca Bianca di Marineo, portano già le didascalie in lingua francese, inglese e tedesco a dare i primi orizzonti internazionali al racconto fotografico di un altro pezzo della Sicilia di Visconti (Gattopardo) e di Tornatore (Baaria). Mentre Enzo Brai, l’erede della Publifoto, (www.enzobrai.it) si è onorato, nel quadro di una operazione culturale di presentare a Palermo al Palazzo Sant’Elia, alla vigilia del nuovo anno, il meglio della sua vasta produzione, preconizzando un museo antologico dell’archivio della publifoto, (che potrebbe essere ospitato a Giuliana, nei locali dell’opera pia Buttafuoco Tomasini in comunicazione con il Castello di Federico II) con un richiamo da battistrada del crescente interesse per la fotografia, specie tra i giovani e che annovera in Sicilia i nomi di Scianna, G. Leone, Battaglia, Tornatore, Alinari, L. Del Castillo, G. Pepi, M.P. Lo Verso, Ardizzone, Sellerio, Spata, Calandra, A. Mulone, Noto, Minnella, Gonzales, M. R. Scuderi.

E la fotografia, come arte, di quell’arte di cui si può dire, come per Paladino “Artisti si diventa” (la fotografia nasce per gioco e per me fu “scrive il Nostro, e lo è ancora un hobby”), o come per Mauro, “critici si diventa” (basta cominciare da un regalo di un libro da parte di un amico per iniziare e provare), così come “musicanti si diventa”, come è stato per il “Corpo Bandistico di Ciminna”, che conquista successi da decenni da Parigi a Chicago e che alleva i suoi maestri musicali con lo studio e la passione che inculcano nella gioventù locale docenti di Educazione Musicale come Francesco Frangipane (15).

Per l’opera di Paladino hanno ancora provato molti a divenire “critici”, appassionati e profondi, dal sindaco Giuseppe Leone, che vi scopre “vive atmosfere che sanno di vera religiosità, di unione familiare, di profonda amarezza, di gioia autentica e di obbediente fatica”, a Vito Avvinti, a Padre Vincenzo Catalano, il Prof.Vincenzo Comparato, il Dr.Antonino Di Bella, il rag. Giuseppe Guttilla, il sig. Salvatore Mannina, l’ins. Piera Sacco, la prof. Rosalia Amato, l’avv. Mario Bellavista, il prof. Fausto Clemente, la prof. Biagia Ferrara, il prof. Francesco Frangipane, Gino Giubilo, Giuseppa La Paglia, Maria Giuseppina Rizzo, Fatima Rizzo, Vita Maria Rizzo, il dr. Antonio Sarullo,  il presidente della pro Loco, Alberto Piraino. Ed è stato come se un’intera comunità si mobilitasse per sostenere e promuovere, incoraggiare e collaborare al successo dell’opera, a nobilitarne l’ispirazione in una condivisione espressiva di testimonianze, di contributi, di solidarietà culturali, di scoperta di vocazioni, di stimoli a proseguire nella documentazione storica della vita della comunità, quasi a scoprirne, attraverso il passato ed il presente, il cammino futuro, incoraggiati in ciò da iniziative, assai stimate, come quella di Ino Cardinale in “A..Rivederci a Terrasini”, di Totuccio Selvaggio, su “Bisacquino –Frammenti di memoria (4) e di G. A. Marchese, l’indiscusso storico del corleonese, che ha curato Insula e numerose opere antologiche del territorio sicano (5).

Lo dimostrano le riflessioni, i richiami, i sentimenti, le osservazioni, presenti nel volume “Orme del tempo” di Paladino e Mauro, lusingati dalla ricerca dei pensieri espressi a commento delle foto da scrittori e poeti, da Sciascia a Pirandello, a Dacia Maraini, a I. Buttitta, a Camilleri, a Milan Kundera, letterati, storici, poeti, amministratori, a partire da Tommaso Romano, impareggiabile animatore culturale del terzo millennio palermitano, con la rivista Spiritualità e Letteratura, con gli intellettuali, E. Giunta, D’Aquila, Zinna, Zarcone, Colletti, Russo, Balletti, Matta, Rampolla, N. Romano, Liberto, attenzionati dai cine operatori del settimanale televisivo Arte e Cultura, realizzato con la regia di Alberto e Umberto Russo. L’opera di Paladino su Ciminna ha trovato il supporto in Giovanni Avanti, presidente della Provincia Regionale ed i contributi storici letterari locali, di Vito Graziano (9), S. Ribaudo (10 ), G. Cusmano (11).

Ed è da sottolineare che il CESIFOP, centro siciliano di formazione, con i suoi corsi di formazione professionale innovativi sulla fotografia digitale, il cinema, la tv, riproponga il recupero e l’aggiornamento tecnologico di mestieri e professioni, validi per il “made in Sicilia” ed il lavoro creativo e artistico attorno alle risorse ambientali, storiche, umane

e produttive del territorio (sagre, mercati, musei, chiese, riserve) (13).


Analogamente un progetto dell’UCAI, (l’Unione cattolica degli artisti italiani della Sicilia), in fase di elaborazione, con la presidente Fulvia Reyes, ed i pittori Enza Oristano, Aida Vivaldi,Venera Carini, Umberto Russo, a Palermo e a Santa Flavia, si prefigge di aprire circoli, locali scolastici e gallerie come laboratori di fotografia, di pittura, di ceramica, di scultura, di lettura e musica, per ragazzi e giovani senza lavoro nel tempo della mai disarmante, perchè speriamo temporanea e congiunturale, disoccupazione. Basta ammirare il creato, le sue creature, con il loro operare, presente e passato, basta poi nascere in Sicilia, o visitarla, sotto lo stimolo di opere come quella di Paladino, con animo amico e con lo spirito del Creatore, presente in tutti gli uomini e può essere sufficiente donare qualcosa della propria professione o vocazione artistica agli altri.

E l’attenzione al bello, al vero, alla fatica, alla missione dell’uomo, faber, al suo naturale potenziale di dialogo, di accoglienza, di collaborazione ci guida alla speranza del vivere e della fede nella Provvidenza manzoniana ricordata nel commento delle foto di Paladino.

Chi tornerà a visitare Ciminna, sulle “orme del tempo”, su quelle dei vecchi e nuovi emigrati, di Paladino e del curatore dell’opera Mauro, rilascerà al sindaco della comunità parole di commiato come quelle indirizzate ad Antonio Sarullo da Goffredo Lombardo della Titanus e dagli attori Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Paolo Stoppa, Alain Delon, Rina Morelli e Sergio Reggiani, protagonisti del “Gattopardo “: “Mai nella lunga storia del nostro lavoro abbiamo ricevuto una disinteressata e solidale accoglienza come quella ricevuta a Ciminna, “ in occasione della lavorazione del film di

Visconti, così come è avvenuto a Palazzo Adriano per Cinema Paradiso.

Questa è la Sicilia dalla sua vera identità, una regione senza tempo, che sa accogliere chi vi lavora, bianco o di colore, attore, cineoperatore o lavavetri e raccoglitore di olive, con la sensibilità di chi riconosce nell’altro un fratello da ospitare, come ovunque si è stati ospitati, quando si è partiti in cerca di lavoro, sempre desiderosi di un abbraccio universale di una mitica perduta fratellanza.

Non per nulla, scrive Vito Mauro: “Paladino è un fotografo con la sensibilità di un narratore, un romanziere dell’immagine senza ipocrisia né artificio, che imprime la sua pratica come messaggio, come un grido di allarme sociale”.
Da qui anche l’apprezzamento dell’autore “alle associazioni locali, alle Pro Loco, formate da volontari che mettono spesso a disposizione il proprio tempo e la propria attitudine per gli altri, in maniera spontanea e gratuita”, per un percorso di rinascita, di solidarietà, attraverso il lavoro e quando si vuole dell’arte, delle tradizioni, della fede.
E nello scenario naturale del panorama siciliano, caro da Lucrezio a Sciascia e a Pirandello, i volontari dell’associazionismo, come a Ciminna, si rincorrono nelle rappresentazioni classiche e religiose, a Prizzi, a Caltabellotta (Ag), a Burgio (Ag) ed a Giuliana (Pa), ove, in occasione del Natale e dell’Epifania, viene ricostruito, da parte delle associazioni dei volontari e della Pro Loco, il “Presepe vivente” nel quartiere arabo-normanno alla periferia del Castello, vicino alle grotte dei Sicani, alle cucine ed ai forni dei centenari, che continuano a vivere nel paese dell’interno e si nutrono dei prodotti non sofisticati della terra, offerti per l’occasione e nell’estate giulianese ai numerosi visitatori del maniero che fu anche sede degli Aragonesi (15).

Ferdinando Russo

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1) E. Paladino, Orme del tempo-Un racconto per immagini, a cura di Vito Mauro Edizioni Qanat, Palermo 2010.

2) A. Russo, la fotografia come arte in CNTN, Anno V, Palermo

3) I. Cardinale (a cura)” A..Rivederci. Appunti fotografici a Terrasini”

4) T. Salvaggio, grafica di M. Andretta, in Bisacquino, Frammenti di memoria,

5) A. Marchese, (a cura) in AA. VV., L’isola ricercata, inchieste sui centri minori della Sicilia secoli XVI-XVIII, Atti

convegno di studi, Aprile 2003, Provincia regionale di Palermo, 2009

6) S. Grasso, in Ninna nanna del lupo, Einaudi 1995, La pupa di zucchero, Rizzoli, 2001, Disio, Rizzoli 2005

7) AA. VV.,Terra, frumento e pane, il ciclo del grano a Marineo, a cura di N. Sclafani, C. Greco, N. Scarpulla,

N. Benanti e F. Vitali e foto di W. Cangialosi, D’Aversa, Target Out Editrice, 2010.

8) V. Graziano, Ciminna Memoria e documenti, Amministrazione Comunale di Ciminna, 1987

9) V. Mauro, La luna Crollerà, poesie, Palermo 2011

10) S. Ribaudo, Notte lunga, Casa Editrice Don Lorenzo Milani, Termini Imerese 2000

11) T. Romano, Non bruciate le Carte, Prova d’autore, Palermo 2009

12) G. Cusmano, Notizie storiche sulla fondazione della Chiesa del SS. Salvatore, Palermo 2008

13) CESIFOP il sito www.cesigop.it

14) F. Russo, nei paesi dei centenari un medico li interroga, in www.maik07.wordpress.com
e in www.google.it, in www.vivienna.it, in www.comune.giuliana.pa.it

15) F. Frangipane in Orme del Tempo op. cit. pag. 284-285

 

Thule compie 40 anni!

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Carissimi amici il 2011 segna la data anniversario di un evento per tutti noi certamente significativo: Thule
compie 40 anni come casa come casa editrice e 10 anni come Fondazione Thule Cultura. Stiamo lavorando intensamente
per l'organizzazione di questo quarantesimo che mi riempie di orgoglio e mi sprona a fare sempre meglio e di più
per la libertà della cultura e la dignità umana minacciata a est come a ovest. Il programma delle manifestazioni
prevede un giro di conferenze e di esposizioni storico documentarie della nostra attività in molte città italiane
e in decine di centri grandi e piccoli della Sicilia. Stiamo anche lavorando ad una pubblicazione di lusso che
oltre al catalogo generale dettagliato conterrà un resoconto esaustivo delle nostre attività editoriali e
culturali. Nel condividere con voi questo importante 2011 vorrei invitare ognuno di voi che possiede articoli,
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cortesemente inviare tramite e-mail all'indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , via posta tradizionale o mettendovi in
contatto diretto con la mia segreteria o ai miei recapiti personali. Tale materiale, che già possiedo in ampia
quantità, serve comunque per potenziare il nostro archivio storico che contiene l'anagrafe di ogni libro
pubblicato e di ogni evento curato. Invitandovi fin da ora a partecipare al nostro anniversario e alle altre
manifestazioni che si svolgeranno un po' in tutta Italia vi do appuntamento al grande convegno di quest anno con
mostra storico documentaria che si svolgerà nel prossimo mese di Novembre.

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Ultimo aggiornamento (Domenica 23 Gennaio 2011 12:04)

 
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